380. Transassy: traduzione, Andrea Dworkin era una alleata delle persone trans

Qui a seguito la traduzione di Transassy:
 
 
 

Era una giornata di sole a Key West, a metà degli anni '70. Stavo camminando con Andrea Dworkin su un marciapiede circondato dalle palme, lei in T-shirt e salopette, io in canottiera e pantaloncini. I suoi capelli scuri erano folti e crespi, i miei erano biondi e ricci. Mentre passavamo davanti a un uomo più vecchio, evidentemente brillo, lui ci salutò con un "Ciao, ragazzi!" Poi, dopo un'occhiata più da vicino, "Ragazze?” Non sapeva di che sesso fossimo, ma pensava che dovessimo essere dello stesso sesso. Fu un momento molto divertente, che avremmo ricordato con piacere per anni. E guardando indietro, credo di sapere il perché: siamo entrambi stati – ognuno a modo suo – per tutta la vita alla ricerca di una via di fuga dal “genere”.

Andrea ed io abbiamo iniziato a vivere insieme il 1° agosto 1974, a New York, e lei è morta nella nostra casa a Washington D.C. il 9 aprile 2005. Nel corso di quei trentuno anni mi ha cambiato la vita, e all'inizio è stato difficile andare avanti senza di lei.

Da molto prima che la incontrassi, Andrea aveva delle forti idee radicali, come ben sanno le persone che l'hanno letta o sentita parlare. Una di queste era il ripudio del binarismo sessuale - e dell'essenzialismo biologico che si basa su esso. Come scrisse nel suo libro del 1974, Woman Hating:

"La scoperta è, naturalmente, che "uomo" e "donna" siano finzioni, caricature, costrutti culturali. Come modelli sono riduttivi, totalitari, inappropriati al divenire umano. Come ruoli sono statici, umilianti per la femmina, e un punto morto sia per il maschio sia per la femmina. La scoperta è inevitabile: Siamo, chiaramente, una specie multisessuale in cui la sessualità è distribuita lungo un vasto continuum nel quale gli elementi chiamati maschio e femmina non sono discreti."

Andrea era molto chiara sul fatto che il sistema della supremazia maschile viene imposto su e contro una classe politica chiamata "donne" per delineare e reificare una classe sessuale chiamata "uomini" - ed era eloquente nella propria analisi su come pratiche culturali come lo stupro, la violenza, la prostituzione e la pornografia istituzionalizzino questa oppressione di classe. Ma era anche molto chiara sul fatto che il binarismo sessuale che deduciamo e imputiamo a queste due classi non esiste di per sé: è un'illusione culturale, non un aut aut biologico.

Per Andrea non c'era alcuna contraddizione tra la sua opinione che gli esseri umani non siano divisibili in due sessi e le sue appassionate esortazioni a porre fine alla gerarchia di classe del sesso. La prima riguardava una verità assoluta, la seconda un regime sociale imposto dalla supremazia maschile. La sua mente era abbastanza grande da comprendere entrambi.

In un discorso del 1975, pubblicato più tardi come "The Root Cause" in Our Blood (1976), Andrea approfondì questa importante distinzione tra verità e realtà:

"Ho fatto questa distinzione [...] per permettermi di dire una cosa molto semplice: che nonostante il sistema della polarità di genere sia reale, non è vero. Non è vero che ci siano due sessi che sono discreti e opposti, antitetici, che si uniscono in modo naturale ed evidente in un insieme armonioso. Non è vero che il maschio incarni qualità e potenzialità umane sia positive che neutre, in contrasto con la femmina, la quale è femmina – secondo Aristotele e tutta la cultura maschile – "in virtù di una certa assenza di qualità". E una volta che smettiamo di accettare l'idea che gli uomini siano positivi e le donne negative, stiamo fondamentalmente rifiutando l'idea dell'esistenza stessa di uomini e donne. In altre parole, il sistema basato su questo modello polare dell'esistenza è assolutamente reale; ma il modello stesso alla base è falso."

La distinzione di Andrea tra verità e realtà è diventata, nei miei lavori, il fondamento filosofico di un'argomentazione contro l'essenzialismo biologico del sesso e una critica alla "mascolinità". Ad esempio, in Refusing to Be a Man (1985), ho scritto:

"L'idea del sesso maschile è come l'idea della razza ariana. I nazisti credevano nell'idea di una razza ariana – credevano che la razza ariana esistesse davvero, fisicamente, in natura [...] Credevano di poter dedurre l'esistenza di una razza a sé stante sulla base dei capelli biondi e degli occhi azzurri che si trovano naturalmente nella specie umana [...] Ma i tratti non costituiscono una razza; i tratti sono solo tratti. Per rendere veritiera l'idea che questi tratti fisici costituissero una razza, la razza doveva essere costruita socialmente. I nazisti sottomisero e sterminarono coloro che definivano "non ariani". In quel modo, l'idea di una razza ariana iniziò a prendere forma. Ecco come è potuta nascere un'entità politica nota come razza ariana, ed ecco come poteva esserci per alcune persone un senso personale e soggettivo di appartenenza ad essa. E’ un processo avvenuto attraverso l'odio e la forza, attraverso la violenza e la vittimizzazione, attraverso il trattare di milioni di persone come oggetti, per poi sterminarle. Il sistema di credenze condiviso da tutte le persone che credevano di essere ariane non sarebbe potuto esistere se non con la forza e la violenza, le quali hanno creato un sistema di classi razziali, e hanno creato l'appartenenza di queste persone alla razza considerata "superiore". Ma l'idea di una razza ariana non potrebbe mai diventare metafisicamente vera... perché, molto semplicemente, non esiste alcuna razza ariana. C'è solo un'idea di essa - e le conseguenze del cercare di farla sembrare reale. Il sesso maschile è molto simile a questo."

Quel passaggio è stato influenzato da un'altra cosa che ho imparato da Andrea: per lei, il modo in cui vengono odiate le donne e il modo in cui vengono odiati gli ebrei erano strettamente correlati. Questo è un tema ricorrente nel suo lavoro, e quel che significava per Andrea da un punto di vista morale l’essere sia donna che ebrea è stato una costante nella vita che abbiamo passato insieme.

Dopo la morte di Andrea nel 2005, ho iniziato a preoccuparmi sempre di più del fatto che lei e le politiche radicali che ho imparato da lei stessero venendo “rubate” da alcuni per sostenere - in nome del femminismo radicale - una concezione biologicamente essenzialista di "vera femminilità". A mio parere, ciò tradiva una concezione molto importante che mi ha trasmesso Andrea, e a cui ho fatto riferimento in tutto il mio lavoro, secondo cui la supremazia maschile si basa sull'altrettanto fittizio essenzialismo biologico della "vera mascolinità".

Già nel 1974, Andrea scriveva del transessualismo (come veniva chiamato allora) in una sezione lungimirante ed empatica di Woman Hating:

"Non c'è alcun dubbio che nella cultura della separazione maschio-femmina, la transessualità sia un disastro per le persone transessuali. Ogni transessuale, bianco/a, nero/a, uomo, donna, ricco/a, povero/a, è in uno stato di emergenza primaria... in quanto transessuale. Ci sono tre punti cruciali. Uno, ogni transessuale ha il diritto di sopravvivere come ritiene più consono. Ciò significa che ogni transessuale ha diritto a un intervento chirurgico di cambio del sesso, che dovrebbe essere un’opzione di base fornita dalla comunità. E’ una misura di emergenza per una condizione di emergenza. Due, cambiando le nostre premesse su uomini e donne, sui giochi di ruolo e sulla polarità, la condizione sociale delle persone transessuali verrà trasformata ed esse saranno integrate nella comunità, non più perseguitate e disprezzate. Tre, una comunità costruita sull'identità androgina significherà la fine della transessualità per così come la conosciamo. O la persona transessuale sarà in grado di espandere la propria sessualità in un’androginia fluida, oppure, con la scomparsa dei ruoli, il fenomeno della transessualità scomparirà e quell'energia si trasformerà in nuove modalità di identità e comportamento sessuale."

Questo terzo punto era la visione di Andrea per il futuro: una società in cui tutti fossero liberi dalla polarità di genere e dalla gerarchia sociale che la reifica e la richiede. Questa era la verità con la V maiuscola. Nel frattempo, i suoi primi due punti parlavano della realtà attuale per le persone trans e mettevano in evidenza il suo profondo impegno per il diritto all'affermazione della loro identità e ad essere sostenute nelle proprie esigenze mediche da parte delle comunità. L'empatia e l'accettazione su cui Andrea ha basato quel passaggio non hanno mai vacillato.

Ho ripensato al lavoro di Andrea e alle nostre conversazioni mentre riflettevo su come avrebbe risposto alle femministe radicali che si definiscono trans critical o gender critical (e a cui gli altri talvolta si riferiscono come trans-escludenti o transfobiche). Esse credono sinceramente che "le donne come classe biologica sono oppresse a livello globale dagli uomini come classe biologica" e che "negare il sesso biologico mini le fondamenta stesse del femminismo". In alcuni casi, invocano il nome di Andrea sul presupposto che, se fosse viva oggi, ci crederebbe anche lei e sarebbe una di loro. So che non lo farebbe.

In effetti, questa detestabile ideologia dell'essenzialismo biologico del sesso fomenta un bigottismo che avrebbe sconvolto Andrea. La sua reazionaria insistenza su un confine biologico intorno alla categoria delle "vere donne" gioca a favore dell'agenda maschilista-suprematista che vuole, più di ogni altra cosa, garantire la sicurezza dei confini della categoria dei "veri uomini". La cosa più sconvolgente, per me, è che l'ossessione anti-trans di questa fazione del femminismo radicale è diventata una storpiatura dell'etica egualitaria e della visione compassionevole che sta alla base della vita e dell'opera di Andrea.

Nel 1977 Andrea si trovò davanti a una sala di femministe radicali lesbo-separatiste e fece una critica molto accesa del loro determinismo biologico. (I lettori possono trovarla pubblicata come “Biological Superiority: The World’s Most Dangerous and Deadly Idea” nel suo libro del 1989 Letters from a War Zone). In esso, cita nello specifico le definizioni "biologicamente vincolanti, [...] genitalmente assolute" del genere come strumento di "discriminazione sociale e politica". Non ho dubbi sul fatto che Andrea al giorno d’oggi avrebbe criticato aspramente, con basi simili, l'essenzialismo biologico sessuale delle femministe radicali antitrans.

Di recente alcune femministe radicali trans-critical mi hanno detto che sbaglio, perché Andrea è morta prima che quella che loro chiamano “ideologia transgender” minacciasse di danneggiare la base biologicamente binaria del femminismo; Andrea non avrebbe potuto sapere, dicono, che le donne trans sarebbero diventate delle notevoli "minacce" ai diritti basati sul sesso delle donne. A loro rispondo che Andrea, in quanto donna ed ebrea, sapeva perfettamente riconoscere come si presenta un capro espiatorio biologicamente essenzialista.

Il problema fondamentale dell'ossessione del femminismo radicale nel definire biologicamente la categoria donna è che promuove inconsapevolmente una politica profondamente reazionaria. Nell'inquadrare falsamente la realtà della supremazia maschile come basata sul "fatto" biologico della "vera femminilità", non coglie affatto il punto che la supremazia maschile agisca in realtà per costruire la categoria della "vera mascolinità". Quella realtà letale avviene in modo transazionale, non anatomico. Succede quando gli aspiranti “veri uomini” violentano; succede quando gli aspiranti veri uomini picchiano; succede quando gli aspiranti veri uomini comprano sesso; succede quando gli aspiranti veri uomini consumano pornografia. La supremazia maschile è spiegabile non con la biologia, ma con il credere nell'illusione della "vera mascolinità" e il concomitante insaziabile bisogno di appartenervi nell'unico modo possibile: commettendo atti che violano e soggiogano gli altri.

Credere nella "vera mascolinità" è il genoma dell'ingiustizia. Personalmente mi schiero con il femminismo radicale che ho imparato da Andrea che intende confutare quella convinzione tossica e distruggere il potere che essa esercita su tutti noi.