fallacie logiche

Fallacie logiche, fallacies, fallacie.

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Presentazione: principali fallacie
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1 Siamo più degli altri
2 FALLACIA AD VERECUNDIAM
3 Patata bollente
4 Fallacie in combinazione
5 Ocean eleven
6 Fallacia del nirvana
7 La scelta
8 Errore perduttivo
9 Troll
10 Offeso
11 Opinionista
12 Non l'ho detto
13 Fallacia Naturalistica
14 La cooperazione
15 Halo effect
16 Cavallo che ride
17 Chi è folle?
18 Assoluten
19 Straw man
20 Lavazza
21. In rerum natura
22 Falsa dicotomia
23 Genialità di un condottiero
24 EAUI
25 Ripetuto quindi vero
26 Hate love
27 Il vero scienziato
28 Odino
29 Sono dappertutto
30 Pentimento e conoscenza
31 Bias di conferma
32 Norme morali
33 Orgoglio a buon mercato
34 Oggettività dell'indagine
35 Pendio scivoloso
36 Boccadoro e lo specismo
37 Feyerabend e Aristotele
38 Cigni neri
39 Povero ma felice
40. C. S. Peirce e l' Abduzione
41 La fabbrica del consenso
42 essi più o meno ignorano
43 straw man, relativismo e democrazia
44 la democrazia diretta nell'età di Pericle
45 Attenzione al vestito!
46. Le stronzate
47. L'Effetto Spettatore
48. La Mente Dello Sperimentalista
49 Valori tradizionali
50. volens nolens
51. L. MAGNANI AGGIORNA I. KANT
52. Luogo comune e Senso comune
53. non occorre essere filosofi
54. Il signor Finzione
55. hate speech
56. trasparenza dei valori e oclocrazia
57. Reductio ad Hitlerum
58. l'occhio nel muro
59. La Fallacia Antropocentrica
60. Sulla Meritocrazia
61. Il corpo della donna
62. Inno alla Conoscenza
63. lasciar fiorire tutte le vite
64. Internet, TV e cervello
65. sul relativismo etico
66. Fallacia per implicatura
67. Asintoticamente
68. Realtà 1 e 2
69. nè nè ma
70. Etica della guerra e civili
71. La Purificazione
72. I giovani prima??
73. Modi di scrivere
74. Declassamento del narcisismo
75. Tu non puoi capire!
76. Globalizzazione
77. Gatta ci cova!
78. Il dna dei Bin Laden
79. Da Norimberga in poi
80. Lei, Io e la Fratellanza
81. Polarizzazione di Gruppo
82. La tesi dell'asimmetria
83. sulle definizioni preliminari
84. Sul progresso morale
85. La Logica dell'Avvocato
86. Il ministro Brunetta
87. La Logica della Morte?
88. Sulla natura del ragionamento
89. "seeking chances" ed esperire
90. fuoco e fiamme
91. Oltre l'apparenza
92. Normale e Diffuso
93. Esperienza e Logica
94. Gossip e Potere
95. Creativi non si nasce
96. L'adultocentrismo
97. fanatismo allo specchio
98. assioma e dogma
99. La Fama
100. Scelta e Decisione
101. M. Trainito su U. Eco
102. reasoner before reasoning
103. Essere senza Tempo
104. Immunizzazione cognitiva
105. Caso e Necessità
106. Dissonanza Cognitiva
107. Rovescismo di Chesterton
108. Argomento Ipotetico
109. Post Hoc Fallacy
110. A nescire ad non esse
111. Statistical Fallacies
112. L'onere della Prova
113. Falsa Analogia
114. Vaghezza dei termini
115. Il Paese?
116. Argument from Consequences
117. Bagarre con capra
118. Desiderio non è Verità
119. Contingenza nella causa?
120. Il senso della vita
121. L'Amaro Averna
122. Sul Populismo
123. Effetto Domino
124. Essere e Dover Essere
125. L'Orologio Guasto
126. Sull'Austerità
127. Lo sfigato da 500 Euro
128. Dawkins and The Telegraph
129. Embubblement and Violence
130. Le implicature di Travaglio
131. Mezzo Campo
132. L'Ideologia
133. La società sessuale
134. Sull'Orgoglio
135. Apologia di Palamede
136. Ad Misericordiam
137. Principio di precauzione
138. Tollerare l'intolleranza?
139. Sul revisionismo storico
140. Omologa ed Eterologa
141. L'esclusiva dei Sogni
142. Red Herring
143. Disordinato o Disordered?
144. No, i broccoli no!
145. Sulla Deduzione
146. I Sensi e L'Autorità
147. Non solo scandalo
148. Scientifica o Umanistica?
149. Varallo
150. La coscienza delle piante
151. Il bosone di Sgreccia
152. L'oro e la fame
153. Loaded term: riduzionismo
154. L'amore di Cacciari
155. Darwin
156. Libero Arbitrio?
157. Aspirina e Stato Etico
157 b. Sul "linguaggio fascista"
158. Tre Luminari sull'Aids
159. Through doing morality
160. Socci e San Luca
161. Ad Humanitatem ed Essenza
162. C. Perelman
163. Leggere con la pennellessa
164. Azzeramento alla Polverini
165. Le Pene della Menzogna
166. Una strana coincidenza
167. Il discorso teologico moderno
168. Il gioco della veritá
169. IBE
170. Sul QI
171. Il Circo a Vercelli
172. L'alba della morale
173. Ti Estin
174. Una storia Inquinata
175. Arbitri e Umanisti
176. A colpi di straw man
177. Scienza o Multinazionale?
178. Pluralismo logico
179. Metafore e Verità
180. Diritto alla Carità?
181. Le Travagliate
182. Fallacia del finto tonto
183. It's me
184. Fatti e Interpretazioni
185. Lo scettro
186. Filosofia della Violenza
187. Il rifiuto di Protagora
188. Un messaggio di pace
189. Le massime
190. Il grattacielo e le rime
191. Sulla Coerenza
192. Embodied Cognition
193. Le scarpe più belle
194. Violenza soggettiva e sistemica
195. Sulla "Complessità"
196. Maschi e Femmine
197. Il cane sulla zattera
198. La Valvola di Sfogo
199. Neuroscienze a Vercelli
200. Voto consapevole?
201. Genocidio intellettuale
202. perle ai porci
203. Etica ed Estetica
204. Confabulazione
205. Una retromarcia?
206. I Saggi
207. Alessitimia
208. TdL
209. La Cieca Obbedienza
210. Mostra o Minestra?
211. Fact Checking
212. Tutela al contrario
213. Philarghyrìa
214. Altro mondo non c'è
215. Una storia plurale
216. verità, scienza, potere
217. Benaltrismo
218. Eufemismo
219. Borghese
220. Rai Filosofia
221. Tutto o Niente
222. Furbizia Orientale
223. Disobbedienza civile
224. Fede e Scienza
225. Being purposive
226. Modi di scrivere
227. Acredine di Don Gallo?
228. Complottismo?
229. Perversione Narcisistica
230. Fallacia del Gambler
231. Indissolubile
232. La responsabilità dell'ingannato
234. Contraddizione performativa
235. I Volti della Passione
236. Non solo parole
237. Spontaneo un corno
238. Blaming the victim
239. La Fisiognomica
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241. Cari Amici
242. Lobby e Associazione
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244. L'Identità
245. Non Human First?
246. Aggressività e Prevenzione Etica
247. Falsa Univocitá
248. Sui sensi e sui pensieri
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251. Uomo di Paglia
252. Caso Cancellieri
253. Il contratto
254. Può piacere o non piacere ma
255. Lutto ed Empatia
256. Una liturgia
257. Data Dump
258. Comunicazione e scopi
259. Default
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262. Salotti e Serve
263. Strumentalizzazione dei malati
264. Strumentalizzazione 2
265. Sul Kitekat
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270. Opinione o discriminazione?
272. Riconciliazione
273. Booby Trap
274. Dinosauri stupidi?
275. "argomento" della reciprocità
276. Centonovantaquattro e dintorni
277. Il doppio standard
278. Quaderni Neri
279. Sulla Cronologia della Mente
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281. La Conventicola
282. Cambiare
283. L'Onda Perfetta
284. Delasia
285. Mr. Bean
286. Dove ci porta la scienza
287. Speculazione sull'oscurità
288. Volo sull'Acheronte
289. La nobile arte dell'insulto
290. Gli esempi limite
291. Anticonformismo?
292. La mente degli altri
293. Opus Metachronicum
294. Ab Ovo usque Ad Mala
295. Ad Temperantiam
296. Fallacia dell'etnomorfismo
297. Oltre la specie
298. Fallacia dell'antispecismo metafisico
299. Fallacia Inversa
300. tanto rumore per un orso
301. Debunking?
302. Sciovinismo descrittivo & Co
303. Legge di Sturgeon
304. La scopa di Occam
305. Logica, Etica e Nutrizione
306. Fallacie Causali
307. Fallacia del Cavallo di Troia
308. Satira e Diffamazione
309. Esempi personali e statistiche
310. Le radici profonde dell'altruismo
311. Bias eiettivo e processo antropodecentrativo
312. Filosofia Bene Comune
313. L'etichetta
314. Fallacia della Piccionaia
315. Uomo di latta e uomo di paglia
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317. Uccideresti l'uomo grasso?
318. Errore categoriale
319. Il corpo della modernità
320. Origine dell'uomo
321. Antropomorfismo?
322. Le persone pazienti
323. Superamento dell'utilitarismo
324. Il cervello plastico
325. Il bene relativo
326. Intelligenza e "razze"
327. Dire quello che si pensa
328. Neuroscienze e Diritti Umani
329. L'Obiezione dei Custodi
330. Sessismo e gruppi sociali
331. Ideologi dell'ideologia
332. Riduzione a fallacia
333. Parte in Causa su Radio Radicale
334. L'intelligenza delle emozioni
335. Dennett e Nagel a confronto
336. Fraintendere l'ad verecundiam
337. Fascinazione del contrario
338. Hater and not-me fallacy
339. Istruzioni per un uso consapevole
340. Solo una moda?
341. Nè scusa nè accusa
342. I linguaggi del vivente
343. Sul tatto
344. Nuove parole per l'autismo
345. Freedamned
346. Ne parlano i non ignoranti ...
347. Il cappello piumato
348. Io è una parola di tre lettere
349. Meritocrazia: altri volti
350. La fallacia della borsa di tolfa
351. La ragione dello sragionare
352. Tra inglesismi e indifferenziate
353. Il virus di Giulio Giorello
354. Sul politicamente scorretto
355. Sul negazionismo, variante
356. La tirannia della bellezza
357. Libertà personale e libertà del mercato
358. Fallacia della similitudine estesa
359. Le fallacie logiche sulle donne transgender
360. IRRIVERENDER
361. Il cercatore della pepita di letame
362. Dare voce alle ribelli locali
363. Credere alle cazzate
364. Passing e Sacrificio
365. Buon compleanno MARX, avevi ragione!
366. Patriarcato e moderno controllo della filiazione
367. Femminismo Materialista
368. Femminismo neoliberista e freedom fallacy
369. Libertà ma senza pollo, replica
370. Leggi e individui delle altre specie
371. Educazione sentimentale reazionaria
372. Inquisizione, contestualizzabile?
373. Gender Revolution


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fallacie logiche
97. fanatismo allo specchio
lunedì 25 luglio 2011


Propongo il seguente mirabile articolo, tratto dal sito www.filosofiprecari.it, che a mio parere perfettamente illustra sia il concetto di dissonanza cognitiva (cui dedicherò una delle prossime riflessioni) sia il rovescismo inteso come fallacia logica sia il fenomeno del fanatismo.

Filosofia del fanatismo. Amos Oz, la coerenza, la follia, la strage di Utoya

“Si chiama Anders Behring Breivik, ha 32 anni, ed è l’autore del massacro della Norvegia. Non è un ceceno, un palestinese, un kamikaze, un seguace di Maometto. E’ alto e biondo, si professa conservatore e cristiano. Soprattutto: non è un pazzo. E’ certo ossessionato dall’idea che l’Islam conquisti la debole e inetta vecchia Europa con le sue patetiche e arrendevoli forme di multiculturalismo e di “politicamente-corretto”. Ma non è un pazzo. Ho anche visionato il suo video-manifesto su youtube. Niente di diverso da altri manifesti al confine fra la sindrome di accerchiamento e di complotto, l’antimarxismo e l’antislamismo di estrema destra (antislamismo che tende spesso a diventare antisemitismo). Ma Andres ha fatto un evidente salto di qualità nel superamento dell’idea nella realtà. Da un punto di vista formale, è un Magdi Allam “estremista”, che ha perso il contatto con la realtà ma che è diventato estremamente coerente con il “principio”: il principio primo è che i laburisti norvegesi, la sinistra o che altro stanno rendendo la Norvegia e l’Europa un territorio di conquista delle orde islamiche. Il secondo, è che la politica partica è un mezzo vecchio e inutile: per svegliare le masse norvegesi dai loro buonismi occorre il terrore. Per qualcuno, per qualche gruppo fanatico dell’estrema destra nordica (e non solo), Anders potrebbe presto diventare un eroe. Nel suo diario, all’idea del massacro, programmato in due interi anni, scrive: “Fallimenti logistici: devo ripensare la questione del silenziatore, l’importatore che avevo contattato ha cancellato tutti gli ordini privati. Non vorrei surriscaldare l’arma, forse devo pensare ad una baionetta. ‘Marxisti infilzati’ diventerebbe un marchio”.

Di “eroica” Anders ha anche quell’affermazione da leader che prende decisioni difficili per il bene della comunità, difficili ma necessarie. Avrebbe detto ai magistrati: “Un atto atroce ma necessario”. Troppo facile definirlo un fanatico. Proprio uno dei suoi alter ego più deboli ed inetti, Magdi Allam, in un articolo del Giornale (di domenica 24 luglio, l’indomani della strage, dopo che tutta Europa aveva creduto che gli attentatori fossero islamici) ha commentato che, pur condannando l’atroce strage di ragazzi (e ci mancherebbe pure), sia stato proprio il multiculturalismo a creare il razzismo ed ad armare quella mano “folle” e fanatica. Classica strategia giornalistica: anziché aspettare il coro dei “è stata la tua scuola di pensiero ad armargli la mano, è stata la tua immagine di una fortezza-Europa assediata a costringerlo a correre alle armi”, Cristiano Allam anticipa le mosse dei suoi avversari, e si scaglia contro un presunto “multiculturalismo” dei paesi nordici (Inghilterra inclusa! Per vedere come sono multiculturali questi paesi, basterebbe farsi un giro nei loro campi di “permanenza temporanea”). Il razzismo dei tipi come Anders nascerebbe per Allam dalla presunta società multietnica (un mito-spauracchio celebrale del povero Allam), che definisce come “il terreno di coltura del rancore di chi non si sente più a casa propria”. Ultima perla del nostro Cristiano (in tutti i sensi) nazionale è la seguente, sulla differenza fra un fanatico islamico ed uno cristiano: “la differenza sostanziale è che mentre gli islamici che uccidono gli “infedeli” sono legittimati da ciò che ha ordinato loro Allah nel Corano e da quanto ha fatto Maometto, i cristiani che uccidono per qualsivoglia ragione lo fanno in flagrante contrasto con ciò che è scritto nei Vangeli”. Una ennesima conferma del genio filosofico e sociologico di Allam. La sapiente discussione del neobattezzato Allam sul massacro norvegese si arrampica pateticamente sulla distinzione tra due tipi di fanatismo (serie A e serie B); in ultima analisi, su un cristianesimo che è ridotto al Vangelo e su un Islam che è ridotto al Corano, come se questi due mondi creati con la pinza della modernità si potessero ridurre a due libri. Ignorando, per esempio, 2000 anni di cristianesimo che hanno legittimato la violenza anche in base alla interpretazione della Bibbia. Non voglio certo fare il gioco di Allam e mettermi a parlare di Bibbia, Corano e religioni, di laicità, ethos e modernità come se fossi allo stadio o come se fossi in un oratorio. Per me come per la maggior parte dei sociologi, dire Islam e dire Cristianesimo significa parlare per astrazioni, e soprattutto parlare di contenitori ideologici che si prestano agli usi più diversi, dall’ex Jugoslavia, al terrorismo dell’Ira fino ai kamikaze iracheni. Il mio discorso, innalzandoci dalle pericolose e asfittiche paludi di Allam (paludi straordinariamente infantili e, purtroppo, altrettanto visibili a livello nazionale), cercherà invece di decostruire il concetto generalissimo di “fanatico”, che sia un fanatico politico, un fanatico religioso, un fanatico marocchino, uno italiano, norvegese, buddista, un fanatico ateo, un fanatico nomade, un fanatico israeliano, uno palestinese. Vorrei scomporre questo lemma abusatissimo in concetti più semplici, come Mishima cercò di fare con quel fanatico accolito buddista che incendiò il Padiglione d’oro, il monumento zen per eccellenza del Giappone. Per farlo, vorrei innanzitutto citare un aneddoto di Amos Oz:

Un mio caro amico nonché collega, Sammy Michael, ha vissuto un giorno che può capitare a tutti, prima o poi: una lunga tratta in macchina con un autista che gli ha prodigato la solita lezione sull’urgenza, per noi ebrei, di far fuori tutti gli arabi. Sammy l’ha ascoltato e invece di sbraitare: “Ma che razza di obbrobrioso individuo è lei, un nazista, o un fascista?”, ha deciso di comportarsi diversamente. Ha dunque domandato all’autista: “E chi pensa dovrebbe uccidere tutti gli arabi?”. Questi ha risposto: “Che intende dire? Noi! Gli ebrei israeliani! Dobbiamo! Non c’è altra scelta, guardi che cosa ci fanno quelli ogni giorno!”. “Ma chi esattamente dovrebbe fare il lavoro? La polizia? O forse l’esercito? O la brigata di artiglieria? O le squadre mediche? Chi farà il lavoro?”. L’autista si è grattato la testa e ha detto: “Penso che dovrebbe essere equamente diviso fra noi, ognuno dovrebbe ucciderne alcuni”. Sammy Michael, fedele al gioco, ha continuato: “Ok, supponiamo allora che allora venga assegnato un condominio nella sua città, Haifa, e debba bussare a ogni porta o suonare il campanello, e domandare: “Mi scusi signore, o mi scusi signora, lei è arabo?” e se la risposta è sì, allora sparare. Poi lei finisce il suo condominio, se ne sta per andare a casa, ma in quel momento” dice Sammy all’autista, “sente che su al quarto piano c’è un bimbo che piange. Che fa, torna indietro e spara al bambino? Sì o no?”. C’è stato un momento di silenzio, e poi l’autista ha detto a Sammy Michael: “Lo sa, lei è molto crudele”. Dunque, è un aneddoto interessante perché c’è un qualcosa nella natura del fanatico, un che di fondamentalmente sentimentale e al tempo stesso del tutto privo di fantasia. E’ questo mi dà una speranza, la speranza invero molto remota, che iniettare un poco di immaginazione nella gente possa servire, chissà, a far sentire a disagio il fanatico. Non è un rimedio rapido, non è una cura lampo, ma può funzionare. (Amos Oz, Contro il fanatismo, pp. 42-43)

Ora, un analogo esperimento mentale. In maniera molto weberiana (Weber, riassumendo e banalizzando, sosteneva che nell’etica non esiste un bene e male, ma che il bene ed il male di un’azione lo determina quanto l’azione sia razionale, coerente, allo scopo prefissato) affermo che Anders è estremamente coerente con quello che professa, ed ha agito bene. Certo, come direbbe Amos Oz, gli manca un po’ di immaginazione. Ma Anders non è un pazzo. Non riduciamo il suo atto a follia, poiché questo è il primo tassello per lavarcene le mani e per non capirlo a pieno. Il fanatismo, questo sconosciuto, è innanzitutto coerente. Non ammette eccezioni alla regola prefissata, al principio base, una volta che è creduto, che è stabilito per certo. Di qui partono i valori corrispondenti e le azioni. Coloro che non sono altrettanto fedeli sono “tiepidi”. Il biblico “o carne o pesce”, il biblico “ti vomiterò dalla bocca” dell’Apocalisse, quando Dio stesso condanna una tiepida comunità protocristiana che cercava semplicemente di sopravvivere in un mondo di “pagani”, una comunità che quindi testimoniava “malamente” la propria fede. La vera testimonianza, infatti, secondo questo strano Dio, sarebbe dovuta arrivare fino al proprio martirio. E la cosa strana è che spesso, l’interpretazione popolare di questo atteggiamento non è di biasimo, ma di ammirazione. Mi è capitato qualche giorno fa di discutere con una persona (agnostica) che sosteneva di ammirare quelle persone che si dichiarano cattoliche e che osservano in tutto e per tutto il loro essere cattolici. Dai dogmi, alla morale sessuale, ai precetti, a tutto. Ammirava la loro coerenza, la loro mancanza di ipocrisia. Il loro “o tutto o niente”. Personalmente, esattamente come Amos Oz, sono un gran fautore del compromesso. Spesso considerato come una mancanza di integrità, il compromesso è in realtà una sofisticata arte, un esercizio spirituale laico, che parte dal non considerare le proprie ragioni come metafisiche, ma storiche e frutto della storia. Questa ermeneutica del soggetto (di me stesso e degli altri), unita alla capacità, più unica che rara, di immedesimarsi negli altri, mi aiuta a incontrare l’altro (più o meno a metà strada, anche se un po’ più dalla mia parte) e rompe quelle barbarie del “razionalismo metafisico”.

Cos’è il razionalismo metafisico? L’essere coerenti a qualsiasi costo ai propri principi, alle proprie idee. Inflessibilità, mancanza di compromessi con i dati empirici, con ciò che mi circonda, anche con la naturale ed umana “empatia”. Vi è un principio, un’idea, che è una sorte di divinità terribile a cui si può sacrificare tutto. Dalla mia fino all’altrui vita. Uno di questi principi è stato, per esempio, la Nazione, e spesso continua ad esserlo, con la forza della coercizione. Ma, per capire cosa sia il “razionalismo metafisico” facciamo un altro esperimento mentale. La Scrittura cristiana (cfr. lettera di Pietro) afferma che ogni cristiano debba “perseguire la meta della nostra fede, la salvezza dell’anima”. La dommatica afferma inoltre che la confessione (con tutto il modello tridentino di contrizione, ecc ecc) o il battesimo ci rendono puri per il cielo. A questo punto sarebbe razionale, auspicabile e consigliabile (razionalità weberiana rispetto allo scopo, naturalmente) che io muoia subito dopo il battesimo o la confessione. Perciò mi aspetterei di trovare un benefattore che vada in giro ad uccidere bambini appena battezzati o che si apposti negli angoli dei confessionali delle parrocchie. Certo, tale individuo procurerebbe tanto dolore umano, ma in fin dei conti contribuirebbe a far nascere tante persone in cielo. E’ vero che un cattolico non può uccidere. Ma è anche vero che io ho parlato di un “benefattore” che si sacrifica per il bene della collettività, appunto uccidendola in stato di grazia, commettendo il più afferrato dei peccati. Costui potrebbe poi giustificare i suoi massacri ed infanticidi davanti a Dio appunto per la nobile causa della salvezza delle anime. Facendo un altro esempio: se, dessimo per certezza che il battesimo salva, allora, perché no, dovremmo andare in giro a battezzare forzatamente i bambini di altre confessioni. Questi esempi sono assurdi, ma a pensarci meglio sono strettamente coerenti con una il meccanismo mentale che ha scatenato le stragi in Norvegia. Ci sarebbe da dare ragione ad Andrè Gide quando affermava che ciò che sfugge alla logica è quanto v’è di più prezioso in noi stessi. Ma il problema non è la logica. E’ la coerenza del fanatico. Il suo deplorevole eroismo. Il fanatico, se appunto considera sacre le proprie idee, mai ne potrà ridere. Non esistono fanatici che ridono di se stessi. Il riso è decostruzione, è ironia. Ma per ridere di se stessi, si deve avere almeno il minimo dubbio che i propri principi possano essere fallibili, o parzialmente tali.

Ora passiamo brevemente al secondo termine che decostruisce il concetto di “fanatismo”. Il fanatico ama e ama fino all’inverosimile. Si prende cura in maniera intima e pastorale degli altri. Amos Oz, un vero maestro di fanatismi, scrive: “Ritengo che l’essenza del fanatismo stia nel desiderio di costringere gli altri a cambiare. Quell’inclinazione comune a rendere migliore il tuo vicino, educare il tuo coniuge, programmare tuo figlio, raddrizzare tuo fratello, piuttosto che lasciarli vivere. Il fanatico è la creatura più disinteressata che ci sia. Il fanatico è un grande altruista. Il fanatico è più interessato a te che a se stesso, di solito. Vuole salvarti l’anima, vuole redimerti, vuole affrancarti dal peccato, dall’errore, dal fumo, dalla tua fede o dalla tua incredulità. Vuole migliorare le tue abitudini alimentari. Vuole impedirti di bere o di votare nel modo sbagliato. Il fanatico si preoccupa assai di te, e oti si butta al collo, perché ti vuol bene sul serio o punta alla gola, nell’eventualità che ti dimostri riducibile. In entrambi i casi, da un punto di vista topografico, il gesto è più o meno lo stesso. In un modo o nell’atro, il fanatico è più interessato a voi che a se stesso, per la semplice ragione che il fanatico ha un io molto piccolo, quando non ce l’ha affatto” (pp. 45-46). In realtà, l’interessarsi così da vicino agli altri, alla società come al vicino di casa da parte del fanatico è un falso interesse: vi è, prima di esso, l’attaccamento metafisico al principio o ad un particolare ethos, che condiziona in maniera permanente qualsiasi contatto con la realtà e con gli altri. Indubbiamente, il fanatico è un uomo di sentimento, idealista fino all’inverosimile, con una spiccata capacità di sacrificare anche tutta la vita per questo amore dell’idea. Costi quello che costi”

http://www.filosofiprecari.it/wordpress/?p=770
 

Sulla dissonanza cognitiva ancora questo articolo di Massimo Malerba:

“E mentre ancora si piangono i morti parte il delirio senza fine che lascia sgomenti. Come abbiamo visto, nei giorni scorsi, quelli de “Il Giornale” hanno provato ad attribuire la responsabilità degli attentati di Oslo all’Islam: hanno addirittura mandato in edicola due prime pagine diverse. Poi sono stati smentiti dai fatti ma essendo l’attentatore un norvegese, “cristiano” e di destra, Sallusti e Feltri sono andati in tilt. Non è possibile colpevolizzare un tizio con questi requisiti. Deve esserci sicuramente qualche altro modo per minimizzare il lucido e atroce gesto di Anders. A trovarlo è Feltri con l’editoriale di oggi: “Quei giovani incapaci di reagire”. La tesi è semplice quanto vigliacca. Come è possibile, si chiede Feltri, che i 500 giovani presenti sull’isola di Utoya non siano riusciti a fermare la carneficina? Potevano, secondo Feltri, lanciarsi sull’attentatore cosicché “alcuni di sicuro sarebbero stati abbattuti ma non tutti”. Insomma, secondo Feltri, il problema è che ciascuno ha pensato “a salvare se stesso illudendosi di spuntarla”. Praticamente la colpa è delle vittime, di quei giovani che non hanno voluto “identificarsi con gli altri”: incapaci ed egoisti e anche un po’ rammolliti. Si può cadere più in basso di così?”

http://letteraviola.it/2011/07/strage-in-norvegia-feltri-shock-quei-giovani-sullisola-incapaci-ed-egoisti-foto/

 

 

 

 

 
 
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