fallacie logiche

Fallacie logiche, fallacies, fallacie.

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Presentazione: principali fallacie
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2 FALLACIA AD VERECUNDIAM
3 Patata bollente
4 Fallacie in combinazione
5 Ocean eleven
6 Fallacia del nirvana
7 La scelta
8 Errore perduttivo
9 Troll
10 Offeso
11 Opinionista
12 Non l'ho detto
13 Fallacia Naturalistica
14 La cooperazione
15 Halo effect
16 Cavallo che ride
17 Chi è folle?
18 Assoluten
19 Straw man
20 Lavazza
21. In rerum natura
22 Falsa dicotomia
23 Genialità di un condottiero
24 EAUI
25 Ripetuto quindi vero
26 Hate love
27 Il vero scienziato
28 Odino
29 Sono dappertutto
30 Pentimento e conoscenza
31 Bias di conferma
32 Norme morali
33 Orgoglio a buon mercato
34 Oggettività dell'indagine
35 Pendio scivoloso
36 Boccadoro e lo specismo
37 Feyerabend e Aristotele
38 Cigni neri
39 Povero ma felice
40. C. S. Peirce e l' Abduzione
41 La fabbrica del consenso
42 essi più o meno ignorano
43 straw man, relativismo e democrazia
44 la democrazia diretta nell'età di Pericle
45 Attenzione al vestito!
46. Le stronzate
47. L'Effetto Spettatore
48. La Mente Dello Sperimentalista
49 Valori tradizionali
50. volens nolens
51. L. MAGNANI AGGIORNA I. KANT
52. Luogo comune e Senso comune
53. non occorre essere filosofi
54. Il signor Finzione
55. hate speech
56. trasparenza dei valori e oclocrazia
57. Reductio ad Hitlerum
58. l'occhio nel muro
59. La Fallacia Antropocentrica
60. Sulla Meritocrazia
61. Il corpo della donna
62. Inno alla Conoscenza
63. lasciar fiorire tutte le vite
64. Internet, TV e cervello
65. sul relativismo etico
66. Fallacia per implicatura
67. Asintoticamente
68. Realtà 1 e 2
69. nè nè ma
70. Etica della guerra e civili
71. La Purificazione
72. I giovani prima??
73. Modi di scrivere
74. Declassamento del narcisismo
75. Tu non puoi capire!
76. Globalizzazione
77. Gatta ci cova!
78. Il dna dei Bin Laden
79. Da Norimberga in poi
80. Lei, Io e la Fratellanza
81. Polarizzazione di Gruppo
82. La tesi dell'asimmetria
83. sulle definizioni preliminari
84. Sul progresso morale
85. La Logica dell'Avvocato
86. Il ministro Brunetta
87. La Logica della Morte?
88. Sulla natura del ragionamento
89. "seeking chances" ed esperire
90. fuoco e fiamme
91. Oltre l'apparenza
92. Normale e Diffuso
93. Esperienza e Logica
94. Gossip e Potere
95. Creativi non si nasce
96. L'adultocentrismo
97. fanatismo allo specchio
98. assioma e dogma
99. La Fama
100. Scelta e Decisione
101. M. Trainito su U. Eco
102. reasoner before reasoning
103. Essere senza Tempo
104. Immunizzazione cognitiva
105. Caso e Necessità
106. Dissonanza Cognitiva
107. Rovescismo di Chesterton
108. Argomento Ipotetico
109. Post Hoc Fallacy
110. A nescire ad non esse
111. Statistical Fallacies
112. L'onere della Prova
113. Falsa Analogia
114. Vaghezza dei termini
115. Il Paese?
116. Argument from Consequences
117. Bagarre con capra
118. Desiderio non è Verità
119. Contingenza nella causa?
120. Il senso della vita
121. L'Amaro Averna
122. Sul Populismo
123. Effetto Domino
124. Essere e Dover Essere
125. L'Orologio Guasto
126. Sull'Austerità
127. Lo sfigato da 500 Euro
128. Dawkins and The Telegraph
129. Embubblement and Violence
130. Le implicature di Travaglio
131. Mezzo Campo
132. L'Ideologia
133. La società sessuale
134. Sull'Orgoglio
135. Apologia di Palamede
136. Ad Misericordiam
137. Principio di precauzione
138. Tollerare l'intolleranza?
139. Sul revisionismo storico
140. Omologa ed Eterologa
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142. Red Herring
143. Disordinato o Disordered?
144. No, i broccoli no!
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146. I Sensi e L'Autorità
147. Non solo scandalo
148. Scientifica o Umanistica?
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155. Darwin
156. Libero Arbitrio?
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157 b. Sul "linguaggio fascista"
158. Tre Luminari sull'Aids
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160. Socci e San Luca
161. Ad Humanitatem ed Essenza
162. C. Perelman
163. Leggere con la pennellessa
164. Azzeramento alla Polverini
165. Le Pene della Menzogna
166. Una strana coincidenza
167. Il discorso teologico moderno
168. Il gioco della veritá
169. IBE
170. Sul QI
171. Il Circo a Vercelli
172. L'alba della morale
173. Ti Estin
174. Una storia Inquinata
175. Arbitri e Umanisti
176. A colpi di straw man
177. Scienza o Multinazionale?
178. Pluralismo logico
179. Metafore e Verità
180. Diritto alla Carità?
181. Le Travagliate
182. Fallacia del finto tonto
183. It's me
184. Fatti e Interpretazioni
185. Lo scettro
186. Filosofia della Violenza
187. Il rifiuto di Protagora
188. Un messaggio di pace
189. Le massime
190. Il grattacielo e le rime
191. Sulla Coerenza
192. Embodied Cognition
193. Le scarpe più belle
194. Violenza soggettiva e sistemica
195. Sulla "Complessità"
196. Maschi e Femmine
197. Il cane sulla zattera
198. La Valvola di Sfogo
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205. Una retromarcia?
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307. Fallacia del Cavallo di Troia
308. Satira e Diffamazione
309. Esempi personali e statistiche
310. Le radici profonde dell'altruismo
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312. Filosofia Bene Comune
313. L'etichetta
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321. Antropomorfismo?
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324. Il cervello plastico
325. Il bene relativo
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331. Ideologi dell'ideologia
332. Riduzione a fallacia
333. Parte in Causa su Radio Radicale
334. L'intelligenza delle emozioni
335. Dennett e Nagel a confronto
336. Fraintendere l'ad verecundiam
337. Fascinazione del contrario
338. Hater and not-me fallacy
339. Istruzioni per un uso consapevole
340. Solo una moda?
341. Nè scusa nè accusa
342. I linguaggi del vivente
343. Sul tatto
344. Nuove parole per l'autismo
345. Freedamned
346. Ne parlano i non ignoranti ...
347. Il cappello piumato
348. Io è una parola di tre lettere
349. Meritocrazia: altri volti
350. La fallacia della borsa di tolfa
351. La ragione dello sragionare
352. Tra inglesismi e indifferenziate
353. Il virus di Giulio Giorello
354. Sul politicamente scorretto
355. Sul negazionismo, variante
356. La tirannia della bellezza
357. Libertà personale e libertà del mercato
358. Fallacia della similitudine estesa
359. Le fallacie logiche sulle donne transgender
360. IRRIVERENDER
361. Il cercatore della pepita di letame
362. Dare voce alle ribelli locali
363. Credere alle cazzate
364. Passing e Sacrificio
365. Buon compleanno MARX, avevi ragione!
366. Patriarcato e moderno controllo della filiazione
367. Femminismo Materialista
368. Femminismo neoliberista e freedom fallacy
369. Libertà ma senza pollo, replica
370. Leggi e individui delle altre specie
371. Educazione sentimentale reazionaria
372. Inquisizione, contestualizzabile?


Fallacie logiche, fallacies, fallacie.

fallacie logiche
giovedì 06 gennaio 2011
13. La Fallacia Naturalistica

(si veda anche il Nr. 212 sul sofisma che mira a creare confusione in relazione al concetto di pari opportunitá ed "imposizione" essere/dover essere)

"....buona parte degli argomenti tradizionalisti o conservatori sono basati sulla confusione tra il fatto e il diritto, come stanno le cose e come dovrebbero stare (a favore dei primi termini). Tipici esempi sono gli argomenti bioetici, basati su una discutibile identificazione di naturale e morale...il richiamo al naturale e all'innaturale, come bussola morale ed etica, nasconde un duplice inganno. Il primo riguarda la natura misteriosa della natura...un frullato è naturale o artificiale? e la farina? Poi naturale è da considerarsi opposto a culturale o ad artificiale o a entrambi?...Il secondo inganno riguarda la coincidenza di naturale e buono: anche il cianuro, infatti, è naturale, così i funghi velenosi. Chi gradirebbe un risotto con amanita virosa?" (da "Verità Avvelenata") (***)

La fallacia naturalistica consiste nel derivare le norme dai fatti, ossia dire o pensare: poichè è così, così deve essere. Evidentemente il fatto che una cosa sia in un certo modo non significa che così anche debba essere.  La fallacia viola la legge di Hume  secondo la quale il dover essere e l'essere costituiscono regimi separati : non è consentito il salto logico tra proposizioni indicanti fatti e proposizioni indicanti valori (il dover essere).

La formulazione della legge può essere trovata nel Trattato sulla natura umana, libro terzo, sezione prima:

" In ogni sistema morale in cui finora mi sono imbattuto, ho sempre trovato che l'autore va avanti per un po' ragionando nel modo più consueto, e afferma l'esistenza di un Dio, o fa delle osservazioni sulle cose umane; poi tutto a un tratto scopro con sorpresa che al posto delle abituali copule è o non è incontro solo proposizioni che sono collegate con un deve o un non deve; si tratta di un cambiamento impercettibile, ma che ha, tuttavia, la più grande importanza. Infatti, dato che questi deve, o non deve, esprimono una nuova relazione o una nuova affermazione, è necessario che siano osservati e spiegati; e che allo stesso tempo si dia una ragione per ciò che sembra del tutto inconcepibile ovvero che questa nuova relazione possa costiture una deduzione da altre relazioni da essa completamente differenti"

La fallacia naturalistica applicata 1) alle donne e 2) agli omosessuali:  


 
1) La fallacia naturalistica applicata alle donne può essere a mio parere confutata attraverso questa semplice considerazione: i genitali sono muti, vale a dire nulla dicono su quello che "debba" essere la funzione sociale, politica, economica o caratteriale della donna (o dell'uomo). Il fatto che essa sia predisposta alla maternità è rilevante nello stesso modo in cui un uomo, fisicamente, sia predisposto alla paternità.Trattasi di una semplice descrizione del nostro ciclo e capacità riproduttive. I termini maschio e femmina quindi non possono che indicare un tale ciclo e tali capacità, laddove a valere è l'unicità di ogni singolo individuo, originale e irripetibile e soprattutto non incasellabile a priori in un "dover essere".
Una dimostrazione per assurdo potrebbe consistere nell'affermare che la donna, sulla base della muscolatura meno sviluppata, sia "per natura" destinata a svolgere ruoli di comando e dirigenza mentre l'uomo destinato esclusivamente a lavori di fatica. Le assurdità cui si potrebbe giungere per "via naturale" sono infinite.

Si tratta inoltre di operare un fondamentale salto cognitivo dal concetto di alterità a quello di differenza.

molto bello questo articolo:


Fallacia naturalistica e tema "identità di genere":

"Il sesso riguarda le differenze biologiche ed anatomiche tra maschio e femmina (livelli ormonali, organi sessuali esterni ed interni, capacità riproduttive).
L'appartenenza sessuale dipende dal 23° paio di cromosomi che nel genere umano possono essere uguali oppure diversi; nel primo caso (due cromosomi XX) l'embrione diventerà una femmina, nel secondo (un cromosoma X e uno Y) un maschio.
L'esistenza o l'assenza del cromosoma Y indirizza quindi lo sviluppo fisico dell'organismo in una direzione o nell'altra.
Donne e uomini presentano diverse caratteristiche fisiche: i maschi della specie umana sono, in media, più grandi e più forti delle femmine e queste ultime, inoltre, sono fisicamente più vulnerabili a causa delle gravidanze.
Col genere si intende invece il processo di costruzione sociale a partire dalle caratteristiche biologiche preesistenti. Questo processo definisce, rappresenta e incentiva appropriati comportamenti connessi con le aspettative sociali legate allo status di uomo o donna e rinforza socialmente e culturalmente le differenze in termini strutturali, biologiche e ormonali che esistono tra i due sessi.
L'essere donna e l'essere uomo sono quindi anche il prodotto di un processo storico che ha attraversato le diverse culture e società, all'interno delle quali sono stati diversamente definiti il maschile e il femminile, creando specifiche identità collettive e individuali attraverso modelli che includono comportamenti, doveri, responsabilità e aspettative connessi alla condizione femminile o maschile: ad essi uomini e donne sono chiamati a conformarsi.
Tali modelli possono mutare a seconda della classe sociale, dell'origine etnica, dell'orientamento religioso, dell'età e del momento storico. Su di essi si basano la divisione sessuale del lavoro e l'attribuzione delle responsabilità nella sfera familiare e nella riproduzione sociale (l'insieme cioè dei processi mediante i quali una data società si conserva e si riproduce nello spazio e nel tempo): in altre parole determinano i rapporti di potere esistenti e l'accesso alle risorse, ai benefici, alle informazioni e alle decisioni.
Il genere è un concetto "relazionale": si riferisce sia a donne sia a uomini e al loro modo di interagire. E' cioè un concetto che esprime l'organizzazione sociale del rapporto tra i sessi in termini di relazioni di accordo, conflitto, competizione.
L'orientamento eterosessuale è strettamente connesso a una finalità biologica: la sopravvivenza della specie attraverso la riproduzione. Esistono però diverse gradazioni nell'accettazione e conformità delle aspettative sociali inerenti al ruolo sessuale: essere uomo o donna può significare cose molto diverse. Tra i due estremi l'uomo più virile e la donna più femminile può esistere una molteplicità di modi intermedi di essere.
Le equazioni maschio=uomo=eterosessuale e femmina=donna=eterosessuale che teoricamente rappresentano la cosiddetta “normalità” possono rompersi in uno o più punti e non sempre vi è coerenza tra caratteristiche biologiche, identità di genere e pratica sessuale.

IMPARARE AD ESSERE DONNA
Il processo di costruzione dell'identità femminile è da sempre fortemente vincolato dal destino biologico e fisico e quindi modellato sul ruolo materno e riproduttivo: storicamente, le donne sono state orientate all’assunzione di ruoli quali l’allevamento della prole e le cure domestiche. Esistono vincoli culturali, morali ed emotivi, particolarmente forti nel contesto italiano e dei paesi mediterranei, che obbligano le donne a sentirsi responsabili dei propri familiari. Sono le donne ad adattare/vincolare maggiormente le proprie strategie esistenziali alle necessità familiari, sacrificando molto spesso i loro stessi bisogni.
La cura della prima infanzia insieme a quella delle persone portatrici di handicap e degli anziani non autosufficienti è lasciata in larga misura al lavoro familiare femminile. Il maggiore coinvolgimento materno nella responsabilità e cura dei figli è ribadito anche nella pratica giuridica quando si tratta di affidamento in caso di separazione o divorzio: ad esempio in Italia nel 1998 in circa il 90% dei casi i figli sono stati affidati alla sola madre.
Il modello di maschilità dominante ruota invece intorno ai concetti di lavoro produttivo, successo economico, aggressività, omofobia e rifiuto del femminile, pena la messa in discussione della virilità.
Le relazioni quotidiane esercitano un valore molto rilevante nella costruzione dell'identità di genere: tale processo vede la congiunta partecipazione di tutte le entità associative e di di socializzazione, private e pubbliche, famiglia, sistema scolastico, gruppo dei coetanei, mezzi di comunicazione di massa, esperienze lavorative, associative, religiose, politiche, ecc.
Attraverso l’incessante alternarsi di interazioni quotidiane gli adulti trasmettono a bambini e bambine il sistema di ruoli, valori e regole che è necessario rispettare pena la non accettazione sociale: tale atteggiamento di genitori e familiari è conseguente ai precisi modelli di genere che hanno in mente e a cui figli e figlie devono adeguarsi.
Il processo di acquisizione dell’identità di genere inizia prima della nascita grazie alla possibilità di sapere il sesso del feto prima del parto. Vengono quindi innanzitutto scelti i colori del corredo (es. rosa per le femmine, azzurro per i maschi), i vestiti, i mobili, gli arredi, i giocattoli in modo concorde rispetto all’identità di genere da costruire.
Non appena il sesso del bambino è evidente, questi verrà quindi trattato in maniera differente da come vengono trattati i bambini appartenenti all’altro sesso.
Nei bambini sono generalmente più tollerati comportamenti poco accondiscendenti, mentre ci si aspetta dalle bambine comportamenti più docili fin dai primi anni di vita. I ragazzi sono ritenuti più aggressivi fisicamente e verbalmente, più forti e amanti del rischio: la maschilità mette l'accento sulla autorealizzazione ottenuta attraverso qualità come l'indipendenza, il rischio e l'audacia. Le bambine invece sono percepite come più deboli, più dolci e docili, più inclini all'ascolto.
Nel campo dei giocattoli gli adulti tendono ad indirizzare le scelte dei figli e delle figlie in un senso o nell’altro, così mentre l’interesse per i giochi di movimento, costruzioni, puzzle e disegni è comune ad entrambi i generi, la maggioranza dei bambini giocheranno con trenini, modelli di automobili e col pallone, le bambine giocheranno con le bambole e con i giochi di simulazione delle attività domestiche.
I libri di favole, i libri illustrati e i programmi televisivi tendono anche essi ad enfatizzare le differenze. Nei libri prescolastici i personaggi maschili compiono imprese avventurose, svolgono attività all’aperto che richiedono indipendenza e forza, i personaggi femminili cucinano e puliscono o aspettano il ritorno degli uomini. Nei libri di storie per l’infanzia le donne che non fossero mogli o madri sono creature immaginarie come streghe e fate. Le stesse tendenze caratterizzano le rappresentazioni di genere nei cartoni animati, programmi televisivi e spot pubblicitari. Da indagini sui cartoni animati emergono percezioni alquanto stereotipate: i maschi sono descritti come più aggressivi e attivi e le femmine più casalinghe, interessate ai ragazzi e preoccupate del proprio aspetto esteriore. I personaggi televisivi maschili sono con molta più probabilità associati al lavoro e rappresentati in situazioni lavorative rispetto alle donne che si occupano e discorrono di relazioni private (amore e rapporti affettivi).
Nella pubblicità i livelli di strumentalizzazione sono ancora più elevati: gli spot dei detersivi o dei prodotti per la pulizia per la casa sono quasi esclusivamente associati alla figura della mamma casalinga. Pur essendo vero che altri modelli di femminilità stanno emergendo come la donna manager e la donna determinata, per quanto si sforzi di presentare una donna in carriera la pubblicità non rinuncia ai vecchi stereotipi femminili di massaia e seduttrice mostrando da un lato gli aspetti di dolcezza e femminilità e dall’altro quelli tratti dall’universo maschile di emancipazione e capacità professionali. Rimane scarna la presenza maschile all’interno di dimensioni che abbiano a che fare con il lavoro familiare e in questi casi spesso si dipinge l’uomo in maniera ridicola e irrealistica e se esegue faccende domestiche è solo sotto lo sguardo attento della moglie.
Da notare che sono in crescita gli spot che al posto del corpo femminile presentano quello maschile come oggetto del desiderio mentre vengono utilizzate sempre più immagini che contengono ambiguità di genere, figure asessuate che richiamano l’idea di omosessualità.
La situazione nei mass media è tale che una risoluzione del Consiglio dell’Unione Europea del 5 ottobre 1995 concernente l’immagine della donna e dell’uomo nella pubblicità e nei mezzi di comunicazione invita gli stati membri a promuovere un’immagine diversificata e realistica delle possibilità e attitudini delle donne e degli uomini nella società.
Anche il sistema scolastico è portatore di stereotipi legati alla maschilità e alla femminilità. Sul piano delle scelte scolastiche restano infatti prevalentemente maschili gli istituti tecnici e professionali agrari, industriali, nautici e aeronautici mentre prevalentemente femminili quelli a indirizzo commerciale, turistico e di servizio sociale nonché i licei classici e linguistici e le scuole magistrali. Ciò si traduce in una decisa polarizzazione delle professioni: a dominanza maschile quelle tecnico produttive, fortemente femminilizzate quelle impiegatizie e connesse al lavoro di cura e quindi le professioni tipiche sono quelle delle insegnanti, impiegate esecutive, infermiere, cameriere, colf, badanti). Nella categoria degli insegnanti le donne sono nettamente prioritarie nell’insegnamento delle materie umanistiche, in minor numero nell’insegnamento di quelle scientifiche, quasi assenti nelle docenze di tipo tecnico"
(tratto dal sito animoweb)

2) la questione omosessuale.

pag. 276: "A cosa servono le Costituzioni", Cass.R. Sunstein

"...ritorno ora alla relazione tra discriminazione sessuale e discriminazione per ragioni di orientamento sessuale. Si pensa che il divieto di contrarre matrimonio tra persone dello stesso sesso non faccia sorgere un problema di disuguaglianza sessuale in base alla cositituzione degli Stati Uniti. Ma il divieto legale (e il tabu sociale) non potrebbe essere il prodotto del desiderio di mantenere un sistema di gerarchie tra i generi, un sistema che il matrimonio tra persone dello stesso sesso tende a indebolire complicando le idee tradizionali e ancora influenti circa la "differenza naturale" tra uomini e donne?
Come ha sostenuto in un saggio importante Andrew Koppelmann, il divieto dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ha, rispetto alla divisione in caste in base al genere, lo stesso rapporto che il divieto di contrarre matrimoni interrazziali ha rispetto alla divisione in caste su base razziale. La migliore analogia si trova nel caso Loving v. Virginia: nel quale la corte annullo una legge che proibiva il matrimonio interrazziale. Sto parlando qui delle motivazioni concrete di questi divieti, e sto assumendo, come fa il diritto vigente, che il fatto di essere basata su su motivazioni impermissibili sia fatale per la legislazione.
Affermare cio non significa affermare che che il divieto dei matrimoni tra persone dello
stesso sesso è necessariamente inaccettabile in tutti i mondi teoricamente possibili. Ma qui la proibizione è simile a un test di alfabetizzazione che fosse motivato da un proponimento discriminatorio, o a una legge sui privilegi dei veterani che fosse mirata ad escludere le donne dall impiego. Nel presentare qui questa argomentazione, riconosco un grande debito nei confronti dell analisi svolta da Koppelmann: sebbene io aggiunga alcuni problemi relativi alla disuguaglianza e alle caste"

A questo interessante passaggio  si aggiunga la fallacia naturalistica, che per millenni ha anche giustificato la schiavitù della donna come sopra esposto  (accompagnata dalla fallacia logica del ricorso alla tradizione***: è sempre stato cosi, quindi è giusto).

 Frequente é la mancanza di nozioni generali sul tema “identitá di genere” o “sesso e genere” : il problema sará risolto anche quando si riuscirá a comprendere che i nostri organi riproduttivi sono MUTI, e che in base ad essi non è lecito prescrivere ad una persona cosa debba o non debba fare, cosa debba o non debba essere. Ció che vale è la singolarità dell' individuo, unico e irripetibile, maschio o femmina che sia,  a prescindere dagli organi sessuali, che nulla a priori dicono su quello che è e soprattutto “DEBBA” essere una persona. Seguendo tale filo logico si giungerebbe a proibire ad un sacerdote di fare il voto di castità, in quanto  gli organi genitali per il puro fatto di esistere dovrebbero  essere usati (confusione tra essere - uno stato di fatto -  e dovere essere quindi).   Inoltre difficile chiarire quali danni alla società (il limite della  libertà individuale è infatti  costituito dal rispetto della libertà e della persona altrui)  deriverebbero dalla regolarizzazione delle convivenze omosessuali. L' omosessualità non è contagiosa, un matrimonio non indurrebbe gli eterosessuali a diventare omossessuali con conseguente estinzione del genere umano….ció che si aggiungerebbe sarebbe solamente una importantissima tutela per persone che si amano e vivono insieme magari da una vita, non potendo peró ereditare, ricevere la pensione di reversibilità, non potendo decidere sulla sepoltura dell' amato o richiedere informazioni mediche. Ad avere il diritto di farlo sarebbero solo parenti, magari sgraditi,  che potrebbero anche impugnare con successo eventuali testamenti. 

Lo storico discorso di Hilary Clinton sui diritti degli omosessuali:

http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1324-certi-diritti-pubblica-la-traduzione-italiana-integrale-del-discorso-di-hillary-clinton-per-la-giornata-mondiale-dei-diritti-uman


Un bel rovescismo sul tema:
di estremo interesse questa  “applicazione rovescista” del concetto di fallacia naturalistica, a dimostrazione  di chi siano i veri eredi del gioco sofistico.
Se da una parte è vero che presentare l’omosessualitá come di derivazione esclusivamente genetica possa comportare una maggiore accettabilità da parte della popolazione “normale”  (o meglio da parte dei fondamentalisti religiosi) e quindi una minore discriminazione,   e che forse non sia pienamente dimostrato trattarsi in tutti i casi di origine esclusivamente genetica, è anche vero che viene commessa fallacia naturalistica esclusivamente da parte di coloro che la applicano, ovvero COSTRINGONO terzi alla modifica di un comportamento  o alla repressione di una determinata  inclinazione, su base “naturale”. Vale a dire: nessuno costringe un omosessuale ad essere tale, uguale come questo giustifichi la propria inclinazione. Mentre l’omosessuale viene posto di fronte alla negazione di diritti fondamentali esattamente sulla base di tale fallacia. Non ho letto lo studio in originale, certo è che il commento da questo link, nelle sue implicite ed esplicite  conclusioni,  costituisce un mirabile esempio di rovescismo sofistico

(***)

In realta con la fallacia naturalistica non viene messo in discussione il naturalismo (si veda ultimo capoverso di questo brano di D. Dennett tratto da L’idea pericolosa di Darwin) : “i filosofi fanno una distinzione tra individuare le condizioni necessarie e individuare le condizioni sufficienti per una certa cosa e in questo caso applicare tale distinzione può realmente chiarire la situazione. Un conto è negare che un insieme di fatti relativi al mondo naturale sia necessario per motivare una conclusione di carattere etico e tutt’altro conto è negare che esista un insieme di fatti di quel genere che sia sufficiente a motivarla. Secondo il postulato dominante se si rimane saldi nel regno dei fatti relativi al mondo cosi come è, non se ne troverà mai alcun insieme che si potra considerare come un insieme di assiomi da cui sia possibile dimostrare in maniera definitiva una particolare conclusione di carattere etico (…)”. “l’etica deve basarsi in qualche modo su una valutazione della natura umana, sul senso di ciò che è o potrebbe essere, un essere umano e su ciò che un essere umano potrebbe voler avere o essere. Se il naturalismo è questo allora non è una fallacia: nessuno potrebbe negare seriamente che l etica è sensibile a questi fatti che riguardano la natura umana. Si puo dissentire su dove sia necessario cercare i fatti piu significativi sulla natura umana, nei romanzi, nei testi religiosi, negli esperimenti psicologici, nelle indagini antropologiche. La fallacia non sta nel naturalismo ma piuttosto in qualsiasi tentativo ingenuo di precipitarsi dai fatti ai valori (…).”




Si veda anche il numero 133 del Menu

 
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