fallacie logiche

Fallacie logiche, fallacies, fallacie.

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Presentazione: principali fallacie
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1 Siamo più degli altri
2 FALLACIA AD VERECUNDIAM
3 Patata bollente
4 Fallacie in combinazione
5 Ocean eleven
6 Fallacia del nirvana
7 La scelta
8 Errore perduttivo
9 Troll
10 Offeso
11 Opinionista
12 Non l'ho detto
13 Fallacia Naturalistica
14 La cooperazione
15 Halo effect
16 Cavallo che ride
17 Chi è folle?
18 Assoluten
19 Straw man
20 Lavazza
21. In rerum natura
22 Falsa dicotomia
23 Genialità di un condottiero
24 EAUI
25 Ripetuto quindi vero
26 Hate love
27 Il vero scienziato
28 Odino
29 Sono dappertutto
30 Pentimento e conoscenza
31 Bias di conferma
32 Norme morali
33 Orgoglio a buon mercato
34 Oggettività dell'indagine
35 Pendio scivoloso
36 Boccadoro e lo specismo
37 Feyerabend e Aristotele
38 Cigni neri
39 Povero ma felice
40. C. S. Peirce e l' Abduzione
41 La fabbrica del consenso
42 essi più o meno ignorano
43 straw man, relativismo e democrazia
44 la democrazia diretta nell'età di Pericle
45 Attenzione al vestito!
46. Le stronzate
47. L'Effetto Spettatore
48. La Mente Dello Sperimentalista
49 Valori tradizionali
50. volens nolens
51. L. MAGNANI AGGIORNA I. KANT
52. Luogo comune e Senso comune
53. non occorre essere filosofi
54. Il signor Finzione
55. hate speech
56. trasparenza dei valori e oclocrazia
57. Reductio ad Hitlerum
58. l'occhio nel muro
59. La Fallacia Antropocentrica
60. Sulla Meritocrazia
61. Il corpo della donna
62. Inno alla Conoscenza
63. lasciar fiorire tutte le vite
64. Internet, TV e cervello
65. sul relativismo etico
66. Fallacia per implicatura
67. Asintoticamente
68. Realtà 1 e 2
69. nè nè ma
70. Etica della guerra e civili
71. La Purificazione
72. I giovani prima??
73. Modi di scrivere
74. Declassamento del narcisismo
75. Tu non puoi capire!
76. Globalizzazione
77. Gatta ci cova!
78. Il dna dei Bin Laden
79. Da Norimberga in poi
80. Lei, Io e la Fratellanza
81. Polarizzazione di Gruppo
82. La tesi dell'asimmetria
83. sulle definizioni preliminari
84. Sul progresso morale
85. La Logica dell'Avvocato
86. Il ministro Brunetta
87. La Logica della Morte?
88. Sulla natura del ragionamento
89. "seeking chances" ed esperire
90. fuoco e fiamme
91. Oltre l'apparenza
92. Normale e Diffuso
93. Esperienza e Logica
94. Gossip e Potere
95. Creativi non si nasce
96. L'adultocentrismo
97. fanatismo allo specchio
98. assioma e dogma
99. La Fama
100. Scelta e Decisione
101. M. Trainito su U. Eco
102. reasoner before reasoning
103. Essere senza Tempo
104. Immunizzazione cognitiva
105. Caso e Necessità
106. Dissonanza Cognitiva
107. Rovescismo di Chesterton
108. Argomento Ipotetico
109. Post Hoc Fallacy
110. A nescire ad non esse
111. Statistical Fallacies
112. L'onere della Prova
113. Falsa Analogia
114. Vaghezza dei termini
115. Il Paese?
116. Argument from Consequences
117. Bagarre con capra
118. Desiderio non è Verità
119. Contingenza nella causa?
120. Il senso della vita
121. L'Amaro Averna
122. Sul Populismo
123. Effetto Domino
124. Essere e Dover Essere
125. L'Orologio Guasto
126. Sull'Austerità
127. Lo sfigato da 500 Euro
128. Dawkins and The Telegraph
129. Embubblement and Violence
130. Le implicature di Travaglio
131. Mezzo Campo
132. L'Ideologia
133. La società sessuale
134. Sull'Orgoglio
135. Apologia di Palamede
136. Ad Misericordiam
137. Principio di precauzione
138. Tollerare l'intolleranza?
139. Sul revisionismo storico
140. Omologa ed Eterologa
141. L'esclusiva dei Sogni
142. Red Herring
143. Disordinato o Disordered?
144. No, i broccoli no!
145. Sulla Deduzione
146. I Sensi e L'Autorità
147. Non solo scandalo
148. Scientifica o Umanistica?
149. Varallo
150. La coscienza delle piante
151. Il bosone di Sgreccia
152. L'oro e la fame
153. Loaded term: riduzionismo
154. L'amore di Cacciari
155. Darwin
156. Libero Arbitrio?
157. Aspirina e Stato Etico
157 b. Sul "linguaggio fascista"
158. Tre Luminari sull'Aids
159. Through doing morality
160. Socci e San Luca
161. Ad Humanitatem ed Essenza
162. C. Perelman
163. Leggere con la pennellessa
164. Azzeramento alla Polverini
165. Le Pene della Menzogna
166. Una strana coincidenza
167. Il discorso teologico moderno
168. Il gioco della veritá
169. IBE
170. Sul QI
171. Il Circo a Vercelli
172. L'alba della morale
173. Ti Estin
174. Una storia Inquinata
175. Arbitri e Umanisti
176. A colpi di straw man
177. Scienza o Multinazionale?
178. Pluralismo logico
179. Metafore e Verità
180. Diritto alla Carità?
181. Le Travagliate
182. Fallacia del finto tonto
183. It's me
184. Fatti e Interpretazioni
185. Lo scettro
186. Filosofia della Violenza
187. Il rifiuto di Protagora
188. Un messaggio di pace
189. Le massime
190. Il grattacielo e le rime
191. Sulla Coerenza
192. Embodied Cognition
193. Le scarpe più belle
194. Violenza soggettiva e sistemica
195. Sulla "Complessità"
196. Maschi e Femmine
197. Il cane sulla zattera
198. La Valvola di Sfogo
199. Neuroscienze a Vercelli
200. Voto consapevole?
201. Genocidio intellettuale
202. perle ai porci
203. Etica ed Estetica
204. Confabulazione
205. Una retromarcia?
206. I Saggi
207. Alessitimia
208. TdL
209. La Cieca Obbedienza
210. Mostra o Minestra?
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212. Tutela al contrario
213. Philarghyrìa
214. Altro mondo non c'è
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287. Speculazione sull'oscurità
288. Volo sull'Acheronte
289. La nobile arte dell'insulto
290. Gli esempi limite
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292. La mente degli altri
293. Opus Metachronicum
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295. Ad Temperantiam
296. Fallacia dell'etnomorfismo
297. Oltre la specie
298. Fallacia dell'antispecismo metafisico
299. Fallacia Inversa
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303. Legge di Sturgeon
304. La scopa di Occam
305. Logica, Etica e Nutrizione
306. Fallacie Causali
307. Fallacia del Cavallo di Troia
308. Satira e Diffamazione
309. Esempi personali e statistiche
310. Le radici profonde dell'altruismo
311. Bias eiettivo e processo antropodecentrativo
312. Filosofia Bene Comune
313. L'etichetta
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321. Antropomorfismo?
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323. Superamento dell'utilitarismo
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325. Il bene relativo
326. Intelligenza e "razze"
327. Dire quello che si pensa
328. Neuroscienze e Diritti Umani
329. L'Obiezione dei Custodi
330. Sessismo e gruppi sociali
331. Ideologi dell'ideologia
332. Riduzione a fallacia
333. Parte in Causa su Radio Radicale
334. L'intelligenza delle emozioni
335. Dennett e Nagel a confronto
336. Fraintendere l'ad verecundiam
337. Fascinazione del contrario
338. Hater and not-me fallacy
339. Istruzioni per un uso consapevole
340. Solo una moda?
341. Nè scusa nè accusa
342. I linguaggi del vivente
343. Sul tatto
344. Nuove parole per l'autismo
345. Freedamned
346. Ne parlano i non ignoranti ...
347. Il cappello piumato
348. Io è una parola di tre lettere
349. Meritocrazia: altri volti
350. La fallacia della borsa di tolfa
351. La ragione dello sragionare
352. Tra inglesismi e indifferenziate
353. Il virus di Giulio Giorello
354. Sul politicamente scorretto
355. Sul negazionismo, variante
356. La tirannia della bellezza
357. Libertà personale e libertà del mercato
358. Fallacia della similitudine estesa
359. Le fallacie logiche sulle donne transgender
360. IRRIVERENDER
361. Il cercatore della pepita di letame
362. Dare voce alle ribelli locali
363. Credere alle cazzate
364. Passing e Sacrificio
365. Buon compleanno MARX, avevi ragione!
366. Patriarcato e moderno controllo della filiazione
367. Femminismo Materialista
368. Femminismo neoliberista e freedom fallacy
369. Libertà ma senza pollo, replica
370. Leggi e individui delle altre specie


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fallacie logiche
65. sul relativismo etico
sabato 12 marzo 2011

Molto spesso, nel citare documenti - i cui effetti si sono protratti per secoli -  quali Decreti TeodosianiSummis Desiderantes Affectibus, Malleus Maleficarum, Romanus Pontifex, Dum Diversas, Concilio Lateranense IV, Cum Nimis Absurdum, Caeca et Obdurata, Hebraeorum Gens,  Ab Extirpanda e diversi altri della Chiesa Cattolica (lungi dal voler trarre, e non lo traggo, un giudizio storico complessivo negativo su di essa, odio le facili banalizzazioni) mi trovo confrontata con un invito alla "contestualizzazione", che nei casi specifici altro non è che una gravissima forma di relativismo etico, quale alternativa al negazionismo. Su questa base non vi è crimine della storia passata che non possa  essere giustificato, in quanto accade assai di rado che si uccida o discrimini o torturi per il puro piacere di farlo, bensi per la difesa di un potere costituito o il mantenimento di un privilegio. Senza contare il fatto che tale tipo di "contestualizzazione" viene da taluni operata anche per il presente (si veda il punto 84 del Menu). Propongo quindi questo magnifico articolo a delucidazione del tema.

 IL FOGLIO di venerdì 25 febbraio 2005 pubblica a pagina 2 dell'inserto una risposta di Giorgio Israel alla difesa dell'Inquisizione tentata, con argomenti tanto inconsistenti quanto pericolosi, da Vittorio Messori sul CORRIERE DELLA SERA.

 Ecco l'articolo:

 "Chiunque mastichi un minimo di storiografia sa che l’analisi storica deve fare riferimento al contesto concettuale, culturale, sociale, economico, politico degli eventi in oggetto. Se uno storico della scienza valutasse la meccanica aristotelica con il metro di quella einsteiniana, e non nel quadro della concezione del mondo in cui era inserita, non sarebbe un serio cultore della disciplina. Tuttavia, quando la questione esaminata è suscettibile anche di una valutazione etica il giudizio deve biforcarsi: perché voler "contestualizzare" anche sul piano etico significa confondere banalmente il relativismo culturale con il relativismo etico, e credere o far credere che dal primo derivi necessariamente il secondo. Al riguardo, una lezione esemplare ci è data dalle celebri conferenze Unesco di Claude Lévi-Strauss sul razzismo (1952 e 1971), in cui egli riuscì a tenere perfettamente dritto il timone fra l’approccio scientifico – che, in antropologia, egli riteneva doversi ispirarsi al relativismo culturale – e l’impegno morale contro il razzismo. Naturalmente è anche lecito assumere delle posizioni di relativismo etico, ma ciò non discende affatto da prescrizioni di rigore storiografico – e, oltretutto, neppure questo deve necessariamente aderire alle prescrizioni del relativismo culturale. Chi non aderisce al relativismo etico sa benissimo contestualizzare storicamente gli eventi senza per ciò "giustificarli" moralmente. Anzi, il relativismo etico è una visione molto più fragile del relativismo culturale, perché deve fare i conti con l’evidente persistenza storica di alcuni principi morali assoluti, per quanto essi siano stati violati nel corso della storia reale: accanto a dittatori e sterminatori si è sempre manifestata la presenza di personaggi che, alla maniera di Socrate, hanno riaffermato i principi fondamentali del rispetto della vita umana e della tolleranza. Queste sono cose ovvie e note non soltanto ad ogni storico degno di questo nome, ma semplicemente ad ogni persona ragionevole. Ma ora, nel nostro orto italiano, dobbiamo constatare che il dibattito che si è svolto di recente sul Corriere della Sera a proposito delle conversioni forzate dei bambini ebrei e delle responsabilità di Papa Pio XII al riguardo, ha avuto la funzione di intorbidare le acque in modo devastante. Esso ha avuto il suo culmine nell’affermazione – titolata a scatola – "Non giudicate Pio XII, era figlio del suo tempo", avanzata con stupefacente leggerezza e senza rendersi conto che così si apriva il vaso di Pandora ed era ormai legittimo riscrivere la frase con una "x" al posto di Pio XII, e quindi diveniva legittimo sostituire la "x" con un nome qualsiasi: Hitler, Stalin, Pol Pot, e quant’altri. In tal modo, si è fornita una parola d’ordine a chi vuol giustificare quel che più gli sta a cuore: "contestualizzare". Di tale parola d’ordine si è appropriato Vittorio Messori, il quale ha offerto, sempre sul Corriere, una contestualizzazione-giustificazione nientemeno che della Santa Inquisizione. Sotto l’occhiello "No agli anacronismi", egli ha propinato l’ormai consueta ammonizione: "Lo storico serio deve evitare qui, come ovunque altrove, il peccato mortale, quello di anacronismo. Il passato, cioè, va valutato secondo le sue categorie, non secondo le nostre". E quali erano le categorie morali, etiche che ispiravano i tribunali della Santa Inquisizione e che rendono possibile oggi comprendere e persino giustificare i loro intenti? Esse si basavano sulla "necessità di proteggere la vita sociale, la cui tranquillità si basava su una fede comune", mossi com’erano quei tribunali "dall’ansia sincera di praticare la più alta delle carità, quella spirituale". Aggiunge Messori che la Chiesa si comportava come le autorità sanitarie odierne, che "considerano loro dovere la tutela della salute dei cittadini". Analogamente, la Chiesa era mossa dal senso di responsabilità di "dover rispondere a Dio della salvezza eterna dei suoi figli": "salvezza messa in pericolo dal più tossico dei veleni: l’eresia". Insomma, come le Asl odierne dispensano il vaccino anti-influenzale, così la Chiesa dispensava il fuoco per salvare l’anima dei suoi figli. Sproporzione di mezzi? Non tanto. Volete mettere una banale influenza col "più tossico dei veleni: l’eresia"? Ed è certamente a causa di questa sproporzione dei mali che, mentre la Asl non ha neppure il potere di inviare a casa nostra i suoi addetti per immobilizzarci e praticarci, volenti o nolenti, la benefica puntura, la Santa Inquisizione aveva invece il diritto di salvare l’anima della gente bruciandola. Simili (s)propositi non meriterebbero una sola parola in più. Ma è interessante dire qualcosa circa gli argomenti storiografici con cui Messori compie questa rivalutazione, pur ammettendo – bontà sua – che non si tratta "di passare dall’esecrazione all’ammirazione". Questi argomenti si riducono al riferimento a una frase di Luigi Firpo, in cui questi affermava che "i processi erano contrassegnati da una grande correttezza formale e da una rete di garanzie inimmaginabili per i tribunali laici dell’epoca". Il carattere al contempo esilarante e scandaloso di una simile affermazione è che in essa sparisce la questione di sostanza: e cioè che quei processi venivano fatti per reprimere manifestazioni di eresia, di appartenenza a un’altra fede religiosa o di stregoneria. Che senso ha parlare di "garanzie" e di "correttezza formale" in un processo il cui oggetto sia l’accusa di stregoneria o di eresia? E non si venga a dire che queste erano le categorie dell’epoca. I signori "contestualizzatori", se avessero una frequentazione con la storia improntata a un minimo di serietà, saprebbero che le frenesie purificatrici dell’Inquisizione in Spagna sono state combattute o almeno frenate da molte autorità e re cristiani, che cercarono in tutti i modi di proteggere i loro cittadini "eretici" e fedeli di altre religioni. Esisteva, eccome, chi aveva la coscienza della criminalità di queste forme di difesa della fede. E poi, quanto alle garanzie, stendiamo un velo pietoso. Anche la celebre contesa teologica medioevale fra il rabbino catalano Nachmanide e il predicatore Pablo Christiani fu organizzata con dovizia di garanzie. Queste consistevano nel fatto che ogni giorno veniva trascinata nella sala una turba di ebrei convertiti a forza, affinché inveissero contro Nachmanide.Cionostante, questi tenne i nervi saldi e la disputa – come mostrano i documenti – finì con una disfatta di Pablo Christiani. La grande correttezza e le inimmaginabili garanzie diedero allora una suprema prova di sé: se Nachmanide non avesse tagliato la corda, sarebbe stato messo a morte. Messori adduce anche come argomento l’esiguità del numero degli uccisi in rapporto ad altri eccidi storici, e se la prende vivacemente con "Il Manifesto" che ha attaccato una trasmissione Rai per aver riabilitato l’Inquisizione, osservando che certe prediche non possono essere accettate quando provengano da chi scriva sotto la testata "quotidiano comunista". E’ l’unico punto su cui ha qualche ragione, ma soltanto nel senso in cui, come dicono i francesi, a lui e al Manifesto occorrerebbe "les renvoyer dos à dos", ovvero considerarli come due facce della stessa medaglia. Quanto all’aspetto prettamente storico, ovvero alla faccenda del numero dei massacrati, sarebbe opportuno approfondire il discorso con serietà e non fare "anacronismi". Confrontare con il comunismo e il nazismo? Ma allora il "peccato mortale" dell’anacronismo si può commettere, quando ciò torni comodo? Sono paragoni assolutamente privi di senso, perché se c’è una caratteristica che fa dello sterminio nazista degli ebrei un evento unico è il ricorso a metodi scientifici ispirati alle forme della moderna organizzazione industriale, e questo è vero anche del Gulag, sia pure nel contesto di una finalità non razziale. La Santa Inquisizione non disponeva di siffatti metodi e mezzi scientifici industriali. E’ però indubbio che ce l’ha messa tutta. Compatibilmente con la lentezza dei processi, che dovevano proiettare un’immagine di "legalità", con il tentativo di estorcere (con la tortura) "confessioni" da esibire all’esterno come argomenti a sostegno del trionfo della fede, e con la macchinosità delle procedure delle esecuzioni, la "performance" è stata di straordinaria efficacia. Ricordiamo alcuni dati – da offrire non tanto a Messori, che riteniamo irrecuperabile – quanto alle numerose persone, cattoliche e non, che ragionano con obiettività e senza pregiudizi. Sono dati relativi alla sola città di Saragozza e dintorni, nel periodo che va dal 1483 al 1502, e si riferiscono soltanto agli ebrei. Dai registri, risultano consegnati al braccio secolare per essere bruciati "in persona", oppure "nelle ossa" – in seguito a morte per svariate cause, a cominciare dalla tortura – oppure "in effigie" in quanto fuggiti (il numero meno consistente), 164 persone, in quanto "eretici giudei" (i propalatori del "più tossico dei veleni"). Furono poi condannati al fuoco, nel solo periodo 1482-1499, altri 73 ebrei in quanto rei "confessi" di eresia. Il numero dei convertiti ("conversos") più blandamente condannati a pene non capitali – per lo più il carcere a vita – ammontano a 116. Lasciamo immaginare a quali risultati può portare la proiezione di questi dati all’intera Spagna e a tutta la popolazione, non soltanto a quella ebraica (e a un periodo più lungo).

Se potessimo rubare una pagina al giornale ci piacerebbe elencare quei nomi uno ad uno: Alonso de Rivera, medico, eretico giudeo, consegnato in persona al rogo il 12 marzo 1488; Gabriel Lençon, fabbricante di candele, eretico facitore di sortilegi, consegnato in persona al rogo il 16 giugno 1501;Mossen Pedro Monfort, vicario generale dell’Arcivescovado, eretico giudeo, consegnato in persona al rogo il 28 aprile 1486; Joan Pedro Sanchez, mercante, eretico giudeo, fuggitivo, consegnato in statua al rogo il 30 giugno 1486; Xbopal Pelayo, sarto, eretico giudeo, defunto, consegnato nelle ossa al rogo il 30 giugno 1485; Marieta moglie di Aznar Perez, strega, consegnata in persona al rogo il 28 gennaio 1500; ecc. ecc. per 353 volte. Ricordare tutti questi nomi sarebbe un modo per risarcirli dell’offesa che dopo cinque secoli viene ancora portata alla loro memoria. Se Messori nutrisse in sé un briciolo di carità cristiana, dovrebbe recarsi in pellegrinaggio in tutti gli archivi di Spagna e d’Europa e dedicare qualche anno a costituire un grande Yad Vashem dei martiri dell’Inquisizione: dico Yad Vashem per analogia, ma non penso affatto agli ebrei soltanto. Sarebbe un risarcimento reso alla storia e alla morale e un modo di impiegare il tempo più degno che non imbrattare giornali rispettabili. E, per l’immediato, una proposta: al bando per un certo periodo, fino a che non si richiuda il vaso di Pandora, la parola "contestualizzare"

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=12914

Aggiungo le seguenti considerazioni personali cui sono giunta attraverso il contributo dei miei interlocutori sul tema:

Ricordiamo che secondo le Scritture i cristiani non sono del mondo (Giovanni 15,18-21), pertanto giustificare  certe azioni usando come pretesto la situazione culturale di una determinata epoca equivale a definire non cristiano chi le ha compiute. Soprattutto considerando il fatto che i Vangeli propongono un messaggio senza tempo (universale) di pace e amore,per molti versi originale, e del tutto incompatibile, oggi come allora, con determinati comportamenti.

Ora, facendo finta che la Chiesa non si ponga come un istituto di ispirazione divina e si ritenga uguale a qualsiasi altra forma di potere, si deve prendere seriamente in considerazione quanti argomentano affermando che nessuno solleva obiezioni di carattere etico riguardo a faraoni o imperatori romani ad esempio. Ci ho pensato anche io. Ritengo che la valutazione di un sistema politico/giuridico possa anche ricorrere al confronto con gli altri del tempo oppure con la situazione precedente. Mi spiego: per quanto riguarda l'Inquisizione ad essere contestata non è tanto la pena di morte o la tortura (che tutte le società del tempo per reati quali l'omicidio e simili adottavano e nonostante Gesu' dica "scagli la prima pietra chi...") ma la pena di morte e la tortura riguardo all' introduzione di un NUOVO tipo di reato, quello di fantasia (Summis Desiderantes Affectibus, sulla stregoneria: è assai difficile addurre prove a sostegno del fatto che non si stia complottando con il demonio) e quello di opinione (eresie, per le quali era parimenti prevista la pena di morte), che MAI prima era stato reso  istituzione. Da qui il regresso (si pensi solo alla civiltà greca, la cui tolleranza permise il fiorire della filosofia, ovvero di centinaia di diverse correnti di pensiero, laddove il capovolgimento di questo spirito, grazie al quale sorse il primo sistema democratico (si veda il punto 44 del Menu) della storia, è simboleggiato proprio dall' index librorum prohibitorum, che rappresenta l'introduzione nella storia della censura quale istituzione). Senza contare il fatto che ad esempio gli eccidi di Caligola vengano da tutti giudicati eticamente riprovevoli rappresentando un regresso della società romana del tempo in fatto di valore e dignità umana. E che nessuno giustifichi le persecuzioni dei primi cristiani, condannati a morte, anche se dovrebbe valere la medesima logica: l'impero romano in fin dei conti doveva salvaguardare il proprio potere e la propria identità culturale da quanti la minacciavano.

A proposito dell'articolo di Giorgio Israel, in sé praticamente perfetto, vorrei portare un esempio storico preciso che costituisce un sostegno ulteriore alla sua tesi (in ogni tempo sono esistite persone in grado di percepire i valori universali della dignità umana).  Non entrerò nei dettaglio, ma invito chi ne avesse voglia a documentarsi sul dibattito interno ai riformati seguito alla condanna al rogo di Michele Serveto (1553), con Castellion che la disapprovava in nome della tolleranza e sulla base di testi di famosi intellettuali cristiani ("De haereticis an sint persequendi", 1554) e Calvino che, dopo averla favorita di fatto, ne difendeva la la liceità di diritto ("Defensio ortodoxae fidei", 1554).

« Uccidere un uomo non è difendere una dottrina, è uccidere un uomo. Quando i ginevrini hanno ucciso Serveto non hanno difeso una dottrina, hanno ucciso un uomo. Non spetta al magistrato difendere una dottrina. Che ha in comune la spada con... la dottrina? Se Serveto avesse voluto uccidere Calvino, il magistrato avrebbe fatto bene a difendere Calvino. Ma poiché Serveto aveva combattuto con scritti e con ragioni, con ragioni e con scritti bisognava refutarlo. Non si dimostra la propria fede bruciando un uomo, ma facendosi bruciare per essa » - Sebastiano Castellione (Saint-Martin-du-Frêne, 1515 – Basilea, 1563), teologo francese, tra i primi e più importanti sostenitori della tolleranza religiosa.

Ancora oggi taluni "constestualizzano" l'atroce morte di Giordano Bruno (che al contrario di Galileo***non volle abiurare), nonostante persino un Pontefice nel 2000 abbia espresso un certo "rammarico".

Un "argomento" talora portato avanti è  quello del "garantismo". I processi alle streghe sarebbero stati necessari per prevenire i linciaggi. Ebbene, procediamo per analogia: al fine di evitare linciaggi del Ku Klux Klan introduciamo  il reato di negritudine, affinchè i neri possano essere impiccati legalmente anzichè su strada in modo disordinato. Ancora una volta si confonde volutamente tra vittime e carnefici, in quanto ad essere contemplati in una tipologia di reato dovrebbero essere gli artefici del linciaggio e non le vittime di esso, che assai difficilmente del resto potevano addurre prove per il fatto di non essere possedute dal demonio....A riprova della fondatezza del discorso di Israel, anche nel caso delle streghe (=in ogni epoca vi furono menti in grado di percepire e comprendere la barbarie) cito volentieri Johann Wier (1515-1588) il quale contestò la pena di morte per le streghe, e pubblicò anche alcuni commenti di autorevoli lettori: il teologo Anton Hovaeus,(+1568) elogiando l'autore, sottolineava come la caccia alle streghe non avesse giustificazione teologica; il medico Balduinus Ronsseus (1525-1596) rilevava come le donne accusate fossero in realtà malate di nervi, Johann Ewich (1525-1588) deprecava che giudici e teologi facessero confusione tra eresia e stregoneria, mentre un altro medico, Carolus Gallus (1530-1616), confermava come il fenomeno della stregoneria avesse origini psichiche o alimentari  e l'umanista Theodor Zwinger (1533-1588) sottolineava l'importanza della libera diffusione della cultura e del rinnovamento delle scienze al fine di debellare superstizioni e pregiudizi.

Per quanto riguarda invece il negazionismo e il revisionismo riporto volentieri il seguente brano tratto dalla prefazione alla "Storia dell'Inquisizione" (C. Havas):

“(…) ovviamente anche uno storico può avere propri, rispettabili moventi. Quello che è inaccettabile è che dalla sua opera scaturisca la banalizzazione di un crimine. Distorsione peggiore della negazione e dell’apologia, perché nega personalità a chi l’ha subito”

IL REVISIONISMO E NEGAZIONISMO

“i saggi di tipo revisionista oscillano tra la riabilitazione e l’apologia dichiarata del Sant’Uffizio. Quasi tutti si aprono con la solenne dichiarazione che la “leggenda nera” dell’Inquisizione è definitivamente sfatata. Seguono le argomentazioni, che provo a sintetizzare: le vittime degli Inquisitori furono meno numerose di quanto si è finora creduto; l’Inquisizione era molto meno crudele della coeva giustizia civile, e offriva all’imputato maggiori garanzie; i sovrani perseguitavano gli eretici e le cosiddette streghe con severità maggiore di quella dispiegata dal Sant’Uffizio; i manuali procedurali restavano per lo più lettera morta; gli inquisitori erano gente dabbene, sinceramente preoccupata della conversione degli imputati: il ricorso alla tortura era occasionale, e riguardava solo adulti maschi in buone condizioni fisiche; e così via (…)

Quasi nessuno dei revisionisti odierni tenta di mettere mano a una storia complessiva dell’Inquisizione. La base sono ricerche locali e circoscritte sul piano temporale. Invece, il bersaglio sono due opere che hanno il carattere della generalità: La History of the Inquisition in the Middle-Age e la History of the Inquisition of Spain di Henry-Charles- Lea (non viene più presa in considerazione l’antica bestia nera, la Historia critica de la Inquisition in Espana, di Juan Antonio Llorente, che già Lea si era incaricato di emendare). Un’obiezione ricorrente mossa a Lea è quanto meno bizzarra. Il grande storico statunitense non avrebbe condotto tutte le proprie ricerche in prima persona, ma avrebbe sguinzagliato per la Spagna e per l’Europa un manipolo di aiutanti. La bizzarria dell’accusa sta nel fatto che la maggior parte degli accademici che ho citato ha seguito lo stesso metodo, peraltro conforme alle modalità attuali della ricerca universitaria. Le teorie:

1) la conta arbitraria delle vittime: la storiografia detta quantitativa avrebbe molte responsabilità in questo “misfatto”…l’Inquisizione ha avuto periodi di virulenza e altri di quiete, in cui ha quasi cessato di esistere. Basterebbe scegliere un lasso temporale abbastanza lungo per dimostrare che i condannati furono una percentuale esigua dei processati. Fissati i primi in un 1-1,5% si potrà dire che il Sant’Uffizio era portato all’”indulgenza”. È un geniale ma palese travisamento. Prendiamo una pagina dell’introduzione di un’autorità del campo, Franco Cardini, alla riedizione 1998 del Manuale dell’Inquisitore dei Bernard Gui. Il noto medievalista snocciola dati raccolti da varie ricerche, per accreditare la tesi secondo la quale la repressione dei tribunali ecclesiastici “fu meno pesante in essi che in quelli laici”. Tra la successione delle cifre, tutte parziali e riferite a periodi circoscritti (o addirittura a organi estranei al Sant’Uffizio, come la cosiddetta Inquisizione Veneziana), ma idonee a colpire il lettore, l’ultima sembrava particolarmente eloquente “in Sicilia si tennero 2.000 processi tra il 1537 e il 1618, ma i condannati a morte furono 29”. Un’inezia, evidentemente. Però – caso rarissimo – dell’Inquisizione Siciliana (appendice di quella spagnola) ci sono giunti quasi integralmente i registri delle condanne riferiti al periodo che va dal 1487 al 1732. Conosciamo i nomi dei condannati, la colpa loro attribuita (si trattava nella maggior parte dei casi di neofiti, cioè di ebrei sospettati di praticare la religione di origine, malgrado la conversione forzata al cristianesimo) e i dettagli dell’esecuzione, talora in effigie, talaltra sul rogo. Bene, è facilissimo notare che, dal 1534 in poi le condanne capitali calano drasticamente di numero. Ma cio NON è affatto vero per gli anni precedenti. Tra il 1511 e il 1533, salvo anni isolati, le condanne sono numerosissime. Prendiamo il 1527, anno di caccia grossa, ma nemmeno il peggiore. Vengono bruciati vivi, in fastose cerimonie di piazza, Angelo da Sassari……Si tratta di 9 persone ( a cui se ne dovrebbero aggiungere altre 27 condannate a morte ma bruciate in effigie perché latitanti). Se fosse valida la percentuale dell 1% ci sarebbe da supporre che l’Inquisizione Siciliana abbi a celebrato quell anno 900 processi. Cifra destituita di ogni credibilità. Insomma, basta prendere a riferimento l’anno giusto per dimostrare ciò che si vuole. Ma ha senso un’operazione contabile del genere? Le persone citate erano uomini e donne in carne ed ossa, bruciati vivi, dopo una serie interminabile di umiliazioni e tormenti, perché erano o erano stati ebrei!!!! …l’importante è sfatare la “leggenda nera”.
2) La disomogeneità di tempo e luogo. I negazionisti dell’Olocausto nazista hanno buon gioco nel dimostrare che in questo o quel campo di concentramento non esistevano camere a gas…Ora…mi sembra che quando alcuni storici (per esempio Kamen e Henningsen) fanno leva sul fatto che l’Inquisizione spagnola nn si sia data alla caccia delle streghe per trarne conclusioni di carattere generale, si accostino, consapevoli o meno, alla metodologia “negazionista”. Si, gli inquisitori spagnoli del Rinascimento trascurano le streghe, ma si dedicano agli ebrei; quelli romani non si accaniscono (troppo) sugli ebrei, e perseguitano invece i luterani e gli omosessuali; quelli dei Paesi Bassi ignorano gli omosessuali e infieriscono invece sulle streghe; e così via. Ma il problema non è giudicare questa o quella filiale del Sant’Uffizio per ciò che non hanno commesso. A meno che il fine inespresso della ricerca non sia la semplice assoluzione complessiva dell’Inquisizione, e non si ritenga il gioco delle tre carte il metodo più adatto allo scopo (n.d. Silvia: si veda anche la Summis Desiderantes Affectibus).
3) L’assoluzione del mandante. Certo “negazionismo” (David Irving e altri) non mette troppo in discussione la realtà dell’Olocausto; si limita a negare che si trattasse di un piano di sterminio, e soprattutto che Hitler ne fosse al corrente. È preoccupante l’analogia con chi, nel campo infinitamente più nobile degli studiosi dell’Inquisizione, cerca di scindere tra loro le varie realtà locali, fino a negare la responsabilità dei papi in ciò che avveniva alla periferia della chiesa. Per esempio, presentando l’Inquisizione spagnola come un fenomeno totalmente indipendente dalla volontà dei pontefici… anzi con lettere datate 3 aprile 1487 Innocenzo VIII invitò i principi d’Europa ad assecondare la creatura di Torquemada anche entro le loro frontiere. Nella stessa categoria giochi di prestigio rientra la costante contrapposizione tra giustizia ecclesiastica, moderata, e giustizia civile, incline agli eccessi e crudeltà. Ora, se parliamo di Sant’Uffizio, non è il caso, come fanno alcuni, di citare la cosiddetta Inquisizione veneziana quale esempio di clemenza, visto che con la macchina allestita dai papi per la repressione della dissidenza (n.d. Silvia: diversita di opinione, per cui era prevista la pena di morte, come per gli omicidi quindi, cui era equiparata, come mai successo nelle civilta precedenti) non c’entrava nulla. Se invece parliamo di giustizia ecclesiastica, è più onesto ricordare che molto spesso, nei tribunali civili, sedevano religiosi e prelati, obbedienti alle direttive provenienti dal pontefice. Esiste una figura di cattolico…padre gesuita Friedrich von Spee (1591-1635), non era un inquisitore ma un religioso membro dei tribunali civili allestiti dai principi tedeschi per reprimere la stregoneria…disgustato dalle atrocità di cui fu testimone, lo denunciò in un testo, la Cautio Criminalis…da esso apprendiamo che i piu feroci persecutori di donne erano principi-vescovi, ecclesiastici insomma. Ma vi apprendiamo anche che i giudizi erano ispirati ai manuali che altri ecclesiastici avevano scritto (Binsfeld, Del Rio, Institor e Sprenger etc). (n.d. Silvia: si veda ancora Summis Desiderantes Affectibus e Malleus Malleficarum). La comoda favoletta del capo (il papa o Stalin o Hitler) che ignora l’operato di esecutori troppo zelanti….
4) La comprensione per i carnefici, il disprezzo per le vittime. Leggiamo in Benassar che non pochi inquisitori “potevano amare la musica, la danza…e se fra di essi vi erano dei sadici, altri erano accessibili alla pietà…”. Ora, immaginiamoci la tortura di una di quelle donne ebree, per esempio Pace di Xurtino. Viene dal carcere duro (murus arctus), provata dalla sofferenze. L inquisitore la trova reticente e decide di sottoporla alla quaestio. Per prima cosa la fa denudare completamente perché cosi, senz’altro motivo che non sia l’umiliazione della vittima, prescrive la procedura. Poi le fa legare i polsi e sollevare dal suolo per mezzo di una carrucola. Le braccia paiono slogarsi (anche se si tratta solo di una sensazione). La donna urla, piange si contorce. Si ricomincerà piu tardi o il giorno dopo….d altra parte vediamo come il domenicano Bernard Gui …descrive l’esecuzione dell’eretico Dolcino e della sua compagna “detta Margherita fu tagliata a pezzi sotto gli occhi di Dolcino; poi costui fu a sua volta tagliato a pezzi. Le ossa e le membra dei due suppliziati furono gettate tra le fiamme…era il meritato castigo per il loro crimini”. Il compiacimento mal si accorda con la mitezza degli storiografi revisionisti…Henningsen ci ha spiegato con abbondanza di dati come le streghe godessero di garanzie moderne, a partire dall avvocato difensore…così va completamente perduto il dato centrale che le streghe intese quali adoratrici del demonio, non sono mai esistite…le poverette trascinate in prigione, sottoposte a processo, tormentate in varie forme, non erano affatto streghe, erano donne e basta, che non avevano commesso nulla. Al massimo, avevano venduto erbe medicamentose…Che poi godessero di un difensore non attenua affatto la colpa originaria dei giudici, intenti a processare crimini di fantasia (n.d.Silvia: anche questo caso unico nella storia, l istituzionalizzazione dei crimini di fantasia).
5) La svalutazione delle testimonianze e delle fonti. Ovviamente solo di quelle che contrastano con le teorie revisioniste. Le storie documentate e imponenti di Lea sono state denigrate con tale foga …il maggiore storico che gli Stati Uniti abbiano finora prodotto. Le ricerche locali non conformi vengono sistematicamente ignorate. Ma l’operazione più sottile e ardua è stata quella di asserire e propagare l’idea che i manuali a uso degli inquisitori restassero per lo più lettera morta…se ciò fosse vero, non si capirebbe poi come mai tanti verbali di processi (tra cui quello più completo ed eloquente a Gostanza, la strega di San Miniato, resituitoci da Franco Cardini in una bellissima edizione) rispecchino fedelmente le indicazioni manualistiche; come mai gli autori ripetano nei secoli le stesse prescrizioni, e il Malleus Malleficarum di Institor e Sprenger copi il Directorium Inquisitorum di Nicolau Eymerich, questo a sua volta riprenda interi capitoli della Practica Inquisitionis di Guy e così via; come tutta questa letteratura sia stata tante volte ristampata. Sterile esercizio intellettuale, nascita di un genere narrativo bizzarro senza ricadute concrete? Ne dubito molto; anzi sono convinto che la ricaduta concreta ci fosse: quei libri uccidevano. "

Sul tema revisionismo si veda anche il numero 25 del Menu.

***Abiura di Galileo Galilei /Letta il 22 giugno 1633

Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.

Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.

Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.

Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.

(nel seguente link il testo della condanna del Sant'Uffizio):
http://www.minerva.unito.it/Storia/GalileoTesti/GalileoSentenzaOriginale.htm

 

 


 


 

 

 
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