414. Louise Michel: “I microbi umani”

(articolo in aggiornamento)


Louise Michel prima di Foucault: critica della psichiatria e lotta contro la repressione

Quando si parla di critica delle istituzioni psichiatriche e del loro ruolo nel controllo sociale, il pensiero corre immediatamente a Michel Foucault e alla sua Histoire de la folie (1961). Tuttavia, molto prima che Foucault elaborasse la sua genealogia della follia come costruzione storica e dispositivo di potere, una figura rivoluzionaria dell’Ottocento, Louise Michel, aveva già formulato intuizioni sorprendentemente simili, intrecciando riflessione teorica e militanza.

I testi di Louise Michel: follia, carcere e società

Tra il 1861 e il 1884, Louise Michel scrisse una serie di testi – tra cui Lueurs dans l’ombre, plus d’idiots, plus de fous (1861), Le Livre d’Hermann e il Livre du bagne -  e soprattutto Les Microbes humains nel 1886 (ieri abbiamo acquistato il testo integrale). – nei quali affronta il tema dei  “malati mentali”, dei criminali e delle istituzioni che li rinchiudono. Questi scritti, a metà tra saggio, narrativa e intervento politico, nascono da un’esperienza diretta: Michel conosce il carcere e la repressione dopo la Comune di Parigi.

In questi testi emerge una tesi radicale: i cosiddetti “malati mentali” e i criminali sono spesso vittime della società più che devianti per natura. L’internamento appare come una pratica violenta, che non cura ma isola e opprime. I manicomi e le prigioni sono descritti come luoghi pieni di oscurità, incapaci di favorire la guarigione .

La critica agli “alienisti” e alla scienza del tempo

Michel si colloca dentro i dibattiti del suo tempo sulla nascente psichiatria, curiosa o non escludente a priori di certe pratiche  ma attenta alla ciarlataneria, ne offre negli ultimi scritti una critica implicita e potente. Gli “alienisti” (gli psichiatri del tempo) – figure come Jean-Martin Charcot* che ritroviamo secondo lo storico Jean Luc Chappey*** con il nome di fantasia Dottor Eraste  ne “I microbi umani” – rappresentano l’autorità scientifica che classifica, definisce e legittima l’internamento.

Nei suoi scritti e nella sua stessa vicenda biografica, Michel mostra come questa scienza possa essere usata come strumento politico: lei stessa viene descritta come folle  oltre che colpevole  dalla stampa e sottoposta a valutazioni psichiatriche . La diagnosi diventa così un mezzo per delegittimare il dissenso.

Questa intuizione è cruciale: la scienza non è neutrale, ma intrecciata ai rapporti di potere. È esattamente uno dei nuclei centrali del pensiero foucaultiano.

Un secolo dopo, Michel Foucault analizzerà la follia come costruzione storica e come oggetto prodotto da istituzioni e saperi. Nei suoi studi sulla nascita della psichiatria e della clinica, mostra come la definizione di malattia mentale sia culturalmente e politicamente determinata .

Foucault mette in luce il legame tra sapere e potere: la medicina, lungi dall’essere solo cura, diventa dispositivo di controllo sociale, capace di separare il “normale” dall’“anormale” e di giustificare l’internamento .

Michel anticipa a suo modo almeno tre elementi del pensiero foucaultiano:

  • La follia come prodotto sociale, non come essenza naturale
  • Il ruolo repressivo delle istituzioni (manicomi, carceri)
  • L’uso della scienza come strumento di controllo e delegittimazione

Ciò che in Foucault diventa analisi filosofica, sistema coerente di idee,  in Michel è già esperienza sul campo e denuncia militante.

Il caso di Louise Michel suggerisce una riflessione più ampia: spesso i movimenti di liberazione precedono la scienza.

Michel scrive da rivoluzionaria, da detenuta, da donna marginalizzata: la sua critica nasce da un conflitto reale. Foucault, un secolo dopo, trasforma quel conflitto in oggetto di analisi.

Ma i suoi scritti mostrano con forza che la critica della psichiatria come strumento di controllo sociale non nasce negli anni Sessanta, per quanto non sistematizzata filosoficamente.

Riconoscere questo significa anche ridimensionare l’idea che le grandi svolte teoriche nascano dal nulla: spesso sono precedute da voci marginali, militanti, non accademiche. Voci come quella di Louise Michel, che, ben prima di Foucault, aveva già visto nella follia non una malattia da isolare, ma un problema sociale da comprendere e trasformare.

*Con un prossimo contributo faremo una analisi comparata con il testo “L’invenzione dell’isteria” di Georges Didi-Hubermann. Charcot e l’iconografia fotografica della Salpetriere.

*** Fonte qui

“(…) La scienza deve contribuire al miglioramento della condizione umana, anche se, nell'immediato, i suoi effetti sono negativi: industrializzazione, inquinamento, povertà e così via. Questa visione è diametralmente opposta a quella dei detrattori di Pasteur e di altri, che mettono in discussione l'incanto promesso dal progresso scientifico. All'inizio di settembre del 1886, i giornali annunciarono la pubblicazione di un romanzo di Louise Michel, * Les Microbes humains* (I microbi umani ) (…) Il primo volume di una serie di tre romanzi  [67] , *Les Microbes humains* (I microbi umani) si presenta come un vero e proprio pamphlet contro gli esperimenti spesso atroci e mortali condotti, in nome del progresso, da medici paragonati a scienziati pazzi (…) Dietro una trama costruita attraverso una successione di storie che intrecciano rapimenti di bambini e torture inflitte sia ad animali che a esseri umani, si svela l'obiettivo del romanzo: denunciare la follia che sembra caratterizzare un periodo in cui gli orrori più assoluti possono essere perpetrati in nome della scienza. Il romanzo presenta una serie di ritratti di medici, scienziati e sperimentatori – come l'"Uomo dagli occhi rotondi" – che, nei loro laboratori, conducono gli esperimenti più segreti e abominevoli su schiavi, bambini, donne e animali. Jabouille, un ex schiavo senegalese ora custode di uno di questi centri di tortura, confida a un certo Julius il segreto degli esperimenti subiti durante l'infanzia, quando era prigioniero di un medico. (…) Se possiamo ipotizzare che la figura di Gaël sia ispirata a Pasteur, possiamo senza dubbio ritrovare i tratti di Charcot dietro "Doctor Eraste": (…) Louise Michel attacca dunque due delle figure scientifiche più importanti della Francia della seconda metà del XIX secolo (…)”