124. Essere e Dover Essere




“Il posto fisso per tutti è una illusione” - “Non ci si può più permettere un posto fisso a vita” (E. Fornero).

 

Avevo dimostrato apprezzamento per il “governo tecnico” per un unico motivo, la sobrietà dell’esposizione, la correttezza del modo in cui venivano trattati gli argomenti. Siamo invece rapidamente ricaduti nel berlusconismo: laddove logica e argomenti non tengono, bene, avanti tutta con retorica, fallacie e appeal to emotion della peggiore specie. Le frasi di cui sopra sarebbero accettabili se descrivessero meramente uno stato di cose, del tipo “fuori nevica” “fuori ci sono 20 gradi sottozero” “il battello sta affondando”. Siamo però ben lungi da una mera descrizione, il messaggio è il seguente: “fuori nevica, non chiedete abiti caldi” “fuori ci sono 20 gradi sottozero, non pretendete il riscaldamento” “il battello è affondato, non provate a chiamare i soccorsi”. Abbiamo la classica (e voluta confusione) tra essere e dover essere (legge di Hume), ben mescolata con una buona dose di calcolato fatalismo (che forse il buon Hume dimenticò nell’esporre la questione).

 Il fine è quello di indurre ad accettazione e rassegnazione, accettazione di contratti iniqui, della durata di due giorni, malpagati e impedenti qualsiasi progetto di vita futura. Accettazione di qualsivoglia arbitraria decisione di un datore di lavoro. Per non parlare del non detto, peggiore di qualsiasi menzogna: Inghilterra, Germania, Francia…. hanno un sistema di welfare che l’Italia può soltanto sognare, con redditi minimi garantiti per tutti, dai disoccupati ai bisognosi di varia natura. Laddove in Italia il welfare è sostituito dai nonni, che rivestono quella che dovrebbe essere la funzione principale di uno stato, quella che fa di uno stato un simbolo di civiltà e non un episodio da far west.

http://www.redditodicittadinanza.com/articoli/Redditominimogarantito_MicroM05.pdf


Ben descritto l’argomento anche in “Essere senza Tempo”, di D. Fusaro: il sistema attuale (degenerazione del capitalismo) non ha più bisogno di futuro (avendo raggiunto i suoi scopi) e ne deve neutralizzare la progettualità,
inibendo la pensabilità di una qualsiasi trasformazione. 

 Per non parlare  delle affermazioni, con "equivoco" finale  (si veda il punto Nr. 66 del Menu, fallacia per implicatura e il Nr. 86 sulla polarizzazione delle emozioni) di M. Monti, sulla “noia” del posto fisso e della Cancellieri, erede di Brunetta, sul medesimo argomento:

"Il presidente del Consiglio, Mario Monti, torna sulla sua battuta sulla monotonia del posto di lavoro fisso. "Una frase come quella, presa fuori dal contesto, si può prestare ad un equivoco", ha detto il premier. Quello che volevo dire, ha spiegato Monti, è che "i giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso tutta la vita", mentre "gli italiani in genere hanno troppa diffidenza verso la mobilità"

"noi italiani siamo fermi al posto fisso nelle stesse cittá di fianco a mamma e papá" > "ho usato una frase infelice, non intendevo mancare di rispetto. Era un'esortazione ad abbandonare modelli di vita che non esistono piú: ragazzi, oggi il mondo vi chiede il massimo della competitività" (Cancellieri).


Si noti come come la "reinterpretazione" della propria affermazione in nulla intacchi il messaggio originario, in quanto l'allusione insensata nel frattempo avrà comunque fatto tutto il danno che doveva fare. Sarà cioè diventata verità condivisa, e avrà dato luogo e forma a una realtà a cui chiunque in seguito potrà fare riferimento. A quel punto il falso prodotto sarà entrato nella realtà sociale, costruita, in cui tutti tranquillamente vivono.