403 “Animali si diventa”

 

“ANIMALI SI DIVENTA” (edizioni Tamu) : a suon di patacche

 In questo testo (a firma F. Timeto)  sono riscontrabili  diversi gravi errori e omissioni, non da ultimo in ottica di ricostruzione storica femminista.

A pag. 34 (immagine 1 ) leggiamo che Darwin al contrario di altri evoluzionisti non avrebbe considerato le donne inferiori biologicamente. Ebbene, Darwin in uno dei suoi testi scientifici più importanti (“L’origine dell’uomo e la selezione sessuale”) decreta eccome l’inferiorità mentale delle donne –  e non ritrattó mai –    su base “scientifica” (immagine 2)  e per questo motivo fu attaccato da femministe a lui contemporanee (senza contare il fatto che  femministe ante litteram  in epoche ancora precedenti contestarono impostazioni simili). Ricordiamo  che lo stracitato Galton (cugino di Darwin) è il fondatore dell’eugenetica.

  Timeto accenna genericamente al fatto che Frances Power  Cobbe (femminista lesbica del tempo, anche se al tempo non ci si definiva tali, visse tutta la vita insieme alla scultrice Mary Lloyd a cui dedicó una poesia d'amore da noi tradotta, tra le prime a parlare di  violenza domestica in termini di tortura influenzando la legislazione!)  contesti l’utilitarismo  di Darwin, ben guardandosi dal sottolineare come Cobbe – seppur credente – apprezzasse e riconoscesse valida la teoria dell’evoluzione non accettandone invece  implicazioni morali come esposte nell’Origine dell’uomo e la selezione sessuale (immagini da 2 a 4, New Compton editori). Che Darwin si sia schierato contro la schiavitù in scritti “minori” (anche Cobbe fu una decisa abolizionista e in aggiunta co-fondatrice di una società abolizionista della schiavitù: The Ladies’ London Emancipation Society, di cui fece parte anche la ex-schiava Ellen Craft, nonché autrice di un saggio dedicato "The red flag in John Bull's Eyes") nulla toglie alla valenza decisamente discriminatoria e imperialista dei  suoi scritti scientifici. In ottica antispecista di estremo interesse il nesso con le pratiche selettive degli allevatori.

Neppure il fatto che frequentasse e prendesse in considerazione tante donne colte … come recenti pubblicazioni evidenziano a sua difesa, è argomento valido (paternalismo). Non si tratta di organizzare processini a Darwin, ma di prendere le distanze sia dagli agiografi (maschilisti e forse anche un po’ razzistelli nel loro omettere o minimizzare) che dai creazionisti o fautori del disegno intelligente.

Leggiamo in un saggio di Alison Stone (ci siamo procurate anche lo scritto originale di Cobbe):

“(…) she satirised the ‘morals of evolution’:

Nature is extremely cruel, but we cannot do better than follow Nature; and the law of the ‘Survival of the Fittest’, applied to human agency, implies the absolute right of the Strong (i.e., those who can prove themselves ‘Fittest’) to sacrifice the Weak and Unfit.

(1889: 66)

She said this, we should recall, at a time when eugenics was on the rise. In contrast Cobbe was adamant that we have duties to care for the weak, the infirm, and the needy even if it goes against nature and laws of natural selection. We can do better than follow nature; we can follow the moral law instead. On that key point she never wavered.”

Cobbe indubbiamente motiva anche con argomenti di natura religiosa che in quanto atee non ci sono propri, e non è immune da qualche tratto conservatore, rimane il fatto che anche in ottica atea le derive eugenetiche del tempo siano da condannare. E lei lo fece già a suo tempo. Il fatto che non sia entrata nel canone è a nostro avviso da ricondursi esclusivamente a questo e alla sua lotta contro la vivisezione, che fece crollare la sua popolarità.

A pag. 98 di “Animali si diventa” leggiamo una perla e ossimoro servilistico nell’ennesima citazione di Haraway ”… il femminismo antispecista non vegano (per esempio quello di Haraway)”. Si noti che Haraway (neppure vegetariana) non si “limita” a mangiare carne “etica” perchè dispone di risorse economiche adeguate (lo dice davvero, questa grande filosofa che da oltre un decennio fa carriera anche sulla pelle – letteralmente – degli animali, come ben evidenzia Zipporah Weisberg) ma politicizza la legittimità del mangiar carne spingendosi a paragonare gli antivivisezionisti ai prolife. L’antispecismo non vegano è un ossimoro come l’anti-imperialismo colonizzatore. Un determinato grado di coerenza di base è necessario per rendere credibile una teoria e un attivista, a prescindere dal fatto che in questo caso anche la teoria è specista ed essenzialista. Timeto in questo è vicina alle recenti posizioni di GAP sull’ antispecismo non vegano.

Essere vegan3 è il primo e irrinunciabile atto di solidarietà verso i non umani sfruttati e uccisi ogni giorno, laddove ovviamente a dibattito non sono persone colpite da qualche patologia o affidate a terzi (mense per poveri o affini) per il proprio sostentamento. Potrebbe essere utile ricordare che l'antispecismo è innanzitutto un MOVIMENTO DI LIBERAZIONE, prima ancora che una filosofia, una teoria, una idea ... Respingiamo, nel 2026, anche l'argomento della contestualizzazione: ci troviamo in un periodo storico con un "eccesso" di informazione, soprattutto se paragonato alla lotta propriamente detta ovvero quella che agisce sui rapporti di forza.

A pag. 202 / 203 sotto il cappello della complessitah (la parolina magica con cui oggi si puó annacquare ogni istanza) viene esposta la tesi per cui non è vero che non esiste femminismo senza antispecismo, con un esplicito atto servilistico (riferimento allo schwa) verso influencer di turno che fanno del linguaggio inclusivo una bandiera pur escludendo chi viene ucciso nel mattatoio. Il problema della contestualizzazione va sempre preso sul serio ma non banalizzato e distorto: nel 2026 scorrono ovunque fiumi di informazioni sull’industria zootecnica, da pubblicazioni accademiche ai social: di quale tipo di contestualizzazione parliamo quindi? Del voler continuare a trattare l’antispecismo come oppressione di serie B (come fu per le donne …) e da sotto il tavolo? Un minimo di coerenza sarebbe dato senza il doppio standard, ovvero affermando che si può essere femministe e razziste al contempo, femministe e fasciste: questo tipo di proclama (per fortuna) non ci è giunto da parte dell’autrice. O forse si, leggendo bene …?

Nel 2026 come è possibile non prendere in considerazione l’abuso e sfruttamento del ciclo riproduttivo delle femmine di altre specie? Anzi, continuare a normalizzarlo attraverso il referente assente?

In Afro-ismo un’ottima spiegazione:

“Per esempio Everyday Feminism, una delle più importanti riviste digitali dedicata all’analisi femminista intersezionale degli Stati Uniti, ha pubblicato il video di una femminista di nome Celia Edell, in cui quest’ultima sostiene che le femministe non sono moralmente obbligate a essere vegane, né devono per forza incorporare l’oppressione animale nelle proprie analisi. Il video è stato un fiasco, perché il veganismo non è solo una dieta, né semplicemente un mezzo per politicizzare l’oppressione degli animali.

Molti di noi non parlano solo di oppressione animale bensì di animalità, ovvero il costrutto eurocentrico che ha contribuito all’oppressione di qualsiasi gruppo si discosti dall’homo sapiens bianco ideale. Il video è risultato disturbante per molte femministe vegane (me compresa) perché, quando cogli realmente le connessioni esistenti tra le oppressioni in un contesto non eurocentrico, comprendi che incorporare l’analisi dell’animalità nell’ambito del tuo attivismo dà maggiore forza alle tue teorie.

In un articolo che ho scritto per F Bomb sostengo: Quando adottiamo sistemi di valori appartenenti al sistema patriarcale e suprematista bianco, mettiamo in pericolo i nostri movimenti di liberazione. Dobbiamo sempre mettere in discussione le narrazioni prodotte dai sistemi che ci opprimono, e riconoscere che la fine di entrambi i messaggi rientra nella stessa agenda femminista. In definitiva, le femministe farebbero bene a rendersi conto che gli stessi corpi e argomenti che non sembrano avere alcuna relazione con la propria oppressione potrebbero in realtà essere la chiave della loro liberazione.” – Da Afro-ismo, di Aph e Syl Ko – 

Integreremo  più avanti nel dettaglio con altre  questioni (come la distorsione in chiave liberale e neoliberista – propria di Timeto – del pensiero di Adams). Ad esempio il “mistero” per cui noti scrittori antispecisti citino Darwin (che non solo si schierò attivamente dalla parte dei vivisettori ma addirittura arrivò a pagare le spese processuali di David Ferrier) e non Cobbe. Oppure con la questione non lineare “conservatori e progressisti” e diritti delle donne.

La nostra tesi: I movimenti di liberazione precedono quasi sempre la “scienza”, che – allorquando vi siano nessi con il potere costituito e le gerarchie sociali – non evolve attraverso processi interni  a se stessa ma a seguito delle dure spinte dei movimenti di liberazione. Come sta accadendo anche con il movimento antispecista.