Louise Michel prima di Foucault: critica della psichiatria e lotta contro la repressione
Quando si parla di critica delle istituzioni psichiatriche e del loro ruolo nel controllo sociale, il pensiero corre immediatamente a Michel Foucault e alla sua Histoire de la folie (1961). Tuttavia, molto prima che Foucault elaborasse la sua genealogia della follia come costruzione storica e dispositivo di potere, una figura rivoluzionaria dell’Ottocento, Louise Michel, aveva già formulato intuizioni sorprendentemente simili, intrecciando riflessione teorica e militanza.
I testi di Louise Michel: follia, carcere e società
Tra il 1861 e il 1884, Louise Michel scrisse una serie di testi – tra cui Lueurs dans l’ombre, plus d’idiots, plus de fous (1861), Le Livre d’Hermann e il Livre du bagne - nonché Les Microbes humains nel 1886 (ieri abbiamo acquistato il testo integrale). – nei quali affronta il tema dei “malati mentali”, dei criminali e delle istituzioni che li rinchiudono. Questi scritti, a metà tra saggio, narrativa e intervento politico, nascono da un’esperienza diretta: Michel conosce il carcere e la repressione dopo la Comune di Parigi.
In questi testi emerge una tesi radicale: i cosiddetti “malati mentali” e i criminali sono spesso vittime della società più che devianti per natura. L’internamento appare come una pratica violenta, che non cura ma isola e opprime. I manicomi e le prigioni sono descritti come luoghi pieni di oscurità, incapaci di favorire la guarigione .
La critica agli “alienisti” e alla scienza del tempo
Michel si colloca dentro i dibattiti del suo tempo sulla nascente psichiatria, ma ne offre una critica implicita e potente. Gli “alienisti” (gli psichiatri del tempo) – figure come Jean-Martin Charcot* che ritroviamo secondo lo storico Jean Luc Chappey con il nome di fantasia Dottor Eraste ne “I microbi umani” – rappresentano l’autorità scientifica che classifica, definisce e legittima l’internamento.
Nei suoi scritti e nella sua stessa vicenda biografica, Michel mostra come questa scienza possa essere usata come strumento politico: lei stessa viene descritta come folle olrte che colpevole dalla stampa e sottoposta a valutazioni psichiatriche . La diagnosi diventa così un mezzo per delegittimare il dissenso.
Questa intuizione è cruciale: la scienza non è neutrale, ma intrecciata ai rapporti di potere. È esattamente uno dei nuclei centrali del pensiero foucaultiano.
Un secolo dopo, Michel Foucault analizzerà la follia come costruzione storica e come oggetto prodotto da istituzioni e saperi. Nei suoi studi sulla nascita della psichiatria e della clinica, mostra come la definizione di malattia mentale sia culturalmente e politicamente determinata .
Foucault mette in luce il legame tra sapere e potere: la medicina, lungi dall’essere solo cura, diventa dispositivo di controllo sociale, capace di separare il “normale” dall’“anormale” e di giustificare l’internamento .
Michel anticipa almeno tre elementi fondamentali del pensiero foucaultiano:
- La follia come prodotto sociale, non come essenza naturale
- Il ruolo repressivo delle istituzioni (manicomi, carceri)
- L’uso della scienza come strumento di controllo e delegittimazione
Ciò che in Foucault diventa analisi filosofica, in Michel è già esperienza vissuta e denuncia militante.
Il caso di Louise Michel suggerisce una riflessione più ampia: spesso i movimenti di liberazione precedono la scienza.
Michel scrive da rivoluzionaria, da detenuta, da donna marginalizzata: la sua critica nasce da un conflitto reale. Foucault, un secolo dopo, trasforma quel conflitto in oggetto di analisi.
Ma i suoi scritti mostrano con forza che la critica della psichiatria come strumento di controllo sociale non nasce negli anni Sessanta.
Riconoscere questo significa anche ridimensionare l’idea che le grandi svolte teoriche nascano dal nulla: spesso sono precedute da voci marginali, militanti, non accademiche. Voci come quella di Louise Michel, che, ben prima di Foucault, aveva già visto nella follia non una malattia da isolare, ma un problema sociale da comprendere e trasformare.
*Con un prossimo contributo faremo una analisi comparata con il testo “L’invenzione dell’isteria” di Georges Didi-Hubermann. Charcot e l’iconografia fotografica della Salpetriere.

