Poche conoscono il dramma abolizionista (della schiavitù) di Olympe de Gouges (nota solo in chiave femminista), accolto con ostilità, freddezza e sospetto. I settori coloniali la considerarono pericolosa; il pubblico non la sostenne; la Comédie-Française la rappresentò pochissimo. Però proprio questo insuccesso mostra quanto fosse scomodo il suo contenuto: portava sul palcoscenico, già nel 1789, la contraddizione fra i principi rivoluzionari di libertà e uguaglianza e la permanenza della schiavitù nelle colonie francesi. A oggi indubbiamente alcuni passaggi suonano paternalistici, ma il contenuto a suo tempo minava poteri consolidati
Qui uno scambio tra due schiavi, tratto dal dramma:
Mirza
Quel poco che faccio, lo devo a te, Zamor; ma dimmi: perché gli Europei e gli Abitanti hanno tanti vantaggi su di noi, poveri schiavi? Eppure sono fatti come noi: siamo uomini come loro. Perché dunque una così grande differenza tra loro e noi?
Zamor
Questa differenza è ben poca cosa; essa esiste soltanto nel colore. Ma i vantaggi che essi hanno su di noi sono immensi. L’arte li ha posti al di sopra della Natura: l’istruzione ne ha fatto degli dèi, e noi non siamo che uomini. Essi si servono di noi in queste terre come si servono degli animali nei loro.
Sono venuti in queste contrade, si sono impadroniti delle terre e delle ricchezze degli abitanti naturali delle isole; e questi fieri predatori delle proprietà di un popolo mite e pacifico nelle proprie case fecero scorrere tutto il sangue delle loro nobili vittime, si spartirono tra loro le spoglie insanguinate, e ci hanno fatti schiavi come ricompensa delle ricchezze che hanno depredato e che noi conserviamo loro.
Sono proprio questi campi che essi mietono, seminati dei cadaveri degli abitanti; queste messi sono ora irrigate dai nostri sudori e dalle nostre lacrime. La maggior parte di questi padroni barbari ci tratta con una crudeltà che fa fremere la Natura. Il nostro popolo, troppo infelice, si è abituato a questi castighi. Si guardano bene dall’istruirci. Se i nostri occhi venissero ad aprirsi, proveremmo orrore per lo stato a cui ci hanno ridotti, e potremmo scuotere un giogo tanto crudele quanto vergognoso; ma è forse in nostro potere cambiare la nostra sorte?
L’uomo avvilito dalla schiavitù ha perduto tutta la sua energia, e i più abbrutiti fra noi sono i meno infelici. Ho sempre testimoniato lo stesso zelo al mio padrone; ma mi sono ben guardato dal far conoscere il mio modo di pensare ai miei compagni.
Dio! Allontana il presagio che minaccia ancora questa terra! intenerisci il cuore dei nostri Tiranni, e restituisci all’uomo il diritto che ha perduto nel seno stesso della natura.
Mirza
Quanto siamo da compiangere!
Zamor
Forse tra poco la nostra sorte cambierà. Una morale dolce e consolante ha fatto cadere in Europa il velo dell’errore. Gli uomini illuminati rivolgono su di noi sguardi inteneriti: a loro dovremo il ritorno di questa preziosa libertà, il primo tesoro dell’uomo, di cui crudeli predatori ci hanno privati da così lungo tempo.
Traduzione di silvia dal francese (possibile qualche svista)
