La nascita della scrittura in una versione anti-trionfalistica (o sulla fallacia della magnificenza umana)
E perchè ci riguarda in ottica antispecista, se la scrittura non è nata per la magnificenza umana ma per sfruttare l’uomo sull’uomo, con tutte le implicazioni relative alle riflessioni sui “selvaggi” o “barbari” ovvero coloro che vivevano in società libere o più libere.
Di James Scott
“I contadini con una lunga esperienza come sudditi hanno sempre capito che lo stato è una macchina di registrazione, contabilizzazione e misurazione (…) La chiara identificazione dei documenti cartacei con l’oppressione ha fatto sí che il primo atto di molte rivolte contadine sia stato dare alle fiamme gli uffici dove quei documenti venivano custoditi (…) Una solida argomentazione che lega amministrazione dello stato e scrittura è che quest’ultima sembra sia stata usata in Mesopotamia essenzialmente per scopi contabili per piú di mezzo millennio prima di iniziare solo a riflettere le glorie della civiltà con cui la associamo: letteratura, mitologia, inni di lode, elenchi e genealogie regali, cronache e testi religiosi33. La magnifica Epopea di Gilgameš, ad esempio, risale alla terza dinastia Ur (circa 2100 a.C.), un intero millennio dopo che la scrittura cuneiforme iniziò a essere usata per scopi commerciali e statali. (…) La ricchezza dello stato era la popolazione – produttori, soldati e schiavi. (…) Per consentire la formazione dello stato antico si è reso necessario un grande esercizio di standardizzazione e astrazione, indispensabile per gestire razioni, unità di lavoro, cerali e terreni. Per la standardizzazione è essenziale la vera e propria invenzione della nomenclatura, tramite la scrittura, di tutte le categorie fondamentali – ricavi, ordini di lavorazioni, lavori dovuti e cosí via. Viene creato e imposto un codice scritto in tutta la città-stato che sostituisce le valutazioni in dialetto ed è in sé una tecnologia che annulla le distanze permettendo cosí di tenere sotto controllo l’intero piccolo regno. (…) né in Cina né in Mesopotamia la scrittura originariamente fu concepita come un mezzo per rappresentare il linguaggio parlato.(…) Fino ad ora ci siamo concentrati sull’intenzione da parte dei funzionari statali, tramite scrittura, statistiche, censimenti e misurazioni, di passare dal semplice saccheggio all’estorsione piú razionale di forza lavoro e generi alimentari dai loro sudditi. Questo progetto, anche se forse il piú importante, non è l’unica politica con cui uno stato cerca di modellare il suo territorio per renderlo piú ricco, comprensibile e disponibile all’appropriazione. (…) Allo stesso modo, non è che prima che fosse inventata la scrittura il mondo fosse «buio», e che dopo tutte le società la adottarono o aspirarono ad adottarla. La prima scrittura fu un artefatto necessario a costruire lo stato, a concentrare e aumentarne la popolazione: in altre situazioni non era applicabile. (…)

