418. Dagli ibis alle “minacce”: quando il dibattito viene spostato con le fallacie logiche

 

Negli ultimi giorni il dibattito pubblico sulla strage degli ibis sacri a Novara ha preso una piega tanto prevedibile quanto significativa. I titoli dei giornali non si concentrano più sull’uccisione  di molti animali non umani, sulla legittimità dell’intervento, sulle alternative possibili o sulle critiche formulate da studiosi ed esperti. Al contrario, il centro della narrazione è diventato un altro: le presunte minacce, insulti e la presunta aggressività degli animalisti.

Il “red herring”: quando si cambia argomento

Nella teoria dell’argomentazione esiste una fallacia chiamata red herring, letteralmente “aringa rossa”. Consiste nello spostare l’attenzione del pubblico su un tema emotivamente forte ma logicamente irrilevante rispetto alla questione principale. La domanda iniziale era semplice: Era giusta l’uccisione  degli ibis? Era etica? Era supportata da dati scientifici? Esistevano alternative non cruente?La gestione di un presunto problema per gli umani è stato proporzionato? Nel giro di pochi giorni, però, il dibattito è diventato un altro:

“Gli animalisti hanno insultato il sindaco.”

“Gli animalisti hanno minacciato.”

“Il clima è diventato intollerabile.”

Anche ammesso che alcuni messaggi offensivi siano realmente esistiti, questo non risponde minimamente alla domanda iniziale. Non dimostra che l’uccisione  fosse giusta.  Non dimostra che fosse necessaria. Non dimostra che fosse una soluzione. Semplicemente cambia argomento.

Dalla critica agli stereotipi

Lo spostamento del dibattito produce anche un secondo effetto. Si alimenta lo stereotipo dell’animalista fanatico, esagitato ed estremista. Si tratta di una doppia fallacia. La prima è la generalizzazione indebita: dal comportamento, eventualmente scorretto, di pochi individui si costruisce un’immagine dell’intero movimento animalista o antispecista. È come sostenere che tutti i tifosi siano violenti perché alcuni ultras commettono aggressioni. La seconda è la cosiddetta colpa per associazione (guilt by association): invece di discutere le argomentazioni, si scredita l’intera categoria di persone che le sostiene. Ma le idee non diventano false perché qualcuno le espone con toni sbagliati. La validità di un’argomentazione non dipende dalla simpatia o dall’antipatia di chi la pronuncia.

L’avvelenamento del pozzo

Esiste poi un’altra tecnica retorica ben nota agli studiosi dell’argomentazione: il poisoning the well, l’“avvelenamento del pozzo”. Prima ancora che il pubblico ascolti le critiche rivolte all’amministrazione, viene predisposto a pensare:

“Quelli sono gli estremisti che minacciano.”

In questo modo ogni successiva obiezione rischia di essere percepita come poco credibile ancora prima di essere ascoltata. Non si confutano le argomentazioni. Si screditano preventivamente coloro che le formulano.

L’appello alle emozioni

Le minacce suscitano inevitabilmente indignazione. Ma proprio questa forte carica emotiva rischia di oscurare completamente il tema centrale. L’opinione pubblica finisce per discutere della rabbia degli animalisti o antispecisti invece che della sorte degli animali uccisi. Le emozioni prendono il posto dell’analisi. Il clamore mediatico sostituisce il confronto etico, politico e scientifico.

E la scienza?

Forse il punto più paradossale dell’intera vicenda è proprio questo.

Mentre le cronache si concentrano sulle presunte minacce, passano quasi inosservate le valutazioni espresse da chi gli ibis li studia davvero.

La massima esperta italiana di ibis sacri, Roberta Castiglioni, ha espresso posizioni critiche nei confronti dell’uccisione e ha evidenziato aspetti scientifici che meritano attenzione. Ma si preferisce la spettacolarizzazione delle polemiche.

Tornare al punto. La domanda fondamentale resta la stessa di qualche giorno fa. Era giusto uccidere quegli ibis? Perché il vero centro della vicenda non dovrebbe essere l’immagine dell3 antispecist3 ma il progetto di vita degli ibis.

E la risposta è NO, da qualsiasi angolazione si voglia analizzare il massacro.